Aggiungi Milano Finanza alle tue fonti preferite su Google per non perderti i nostri contenuti

Che cosa deve ancora succedere per capire che la powerful AI deve essere trattata come qualsiasi bene che può offrire vantaggi, ma che - se usato male - può causare gravi conseguenze economiche e sociali? A cavallo tra il XIX e il XX secolo, negli Stati Uniti si registrarono sei crisi dovute a bilanci non veritieri, inducendo nel 1909 il signor Moody a proporsi come certificatore degli stessi. Occorse quasi un quarto di secolo per riconoscere legalmente negli Usa la necessità di una verifica esterna dei bilanci societari, in Italia circa mezzo secolo. Per la droga, le armi, queste purtroppo non ovunque, e i farmaci, per citare i principali casi, la certificazione costituisce un obbligo; non vedo perché, ora che sono note le conseguenze dell'uso improprio dell'AI, tale principio non debba essere esteso anche ai «beni» AI.

Osservando ciò che stava accadendo nell'offerta e nell'uso dell'AI, non solo in Italia, proposi in sedi autorevoli la creazione di un ente incaricato di certificare algoritmi e sistemi di AI, sia quelli già utilizzati sia quelli che si intendevano acquistare all'esterno. La mia proposta passò di mano in mano ricevendo, salvo alcuni apprezzati sostegni concreti, risposte cortesi che di fatto ignorano la rilevanza sociale ed economica del problema. Ho compreso che gli uffici tecnici chiamati a prendere decisioni in materia non intendono sottoporsi a una verifica indipendente del loro operato; come già accaduto per i contratti derivati, a pagare le conseguenze furono i vertici societari, mentre i responsabili hanno continuato a operare in tutta tranquillità. Qualcosa del genera sta accadendo anche per le tecniche AI, nonostante negli Stati Uniti - e non soltanto da loro - si registrano già casi simili a quelli dei derivati. Oggi i vertici delle imprese pubbliche e private sono responsabili di tutto ciò che accade nei loro uffici, compreso l'uso dell'AI, sottovalutano i rischi ai quali sono esposti.