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Dopo un decennio di sottoperformance, dal 2025 il quadro macro e finanziario dei mercati emergenti sta progressivamente migliorando. Grazie a fattori come l'indebolimento del dollaro, la riduzione delle pressioni inflazionistiche e il forte sviluppo dell'intelligenza artificiale, che ha sostenuto soprattutto i titoli tecnologici asiatici. Il momentum nell’azionario emergente è elevato, con una performance da inizio anno quasi doppia rispetto al Msci World, rispettivamente +19,4% e +10,2%, al 23 luglio. Come sottolineato in una recente analisi di State Street Im, in termini macroeconomici le economie emergenti continuano a registrare ritmi di crescita superiori rispetto ai Paesi sviluppati. L'India è oggi il principale motore dell'espansione globale (+6% di Pil atteso nei prossimi anni), mentre la Cina, pur rallentando, mantiene tassi di crescita più elevati rispetto alla maggior parte delle economie avanzate. Anche Taiwan beneficia della forte domanda di semiconduttori, elemento centrale nello sviluppo dell'intelligenza artificiale. Inoltre, negli ultimi anni molte banche centrali dei Paesi emergenti hanno progressivamente ridotto i tassi d'interesse dopo aver anticipato il ciclo restrittivo rispetto alle economie sviluppate, e oggi la politica monetaria appare nel complesso più vicina a una posizione neutrale, grazie a tassi reali che rimangono generalmente meno restrittivi. Le azioni emergenti appaiono particolarmente interessanti per gli investitori orientati alla crescita, mentre le obbligazioni dei Paesi in via di sviluppo offrono tuttora rendimenti competitivi e la possibilità di beneficiare dell'eventuale rivalutazione delle valute locali, nel caso si scelga queste opzioni anziché le emissioni in valuta forte. L'indice Msci Emerging Markets offre esposizione alle economie con i maggiori tassi di crescita, ma è fortemente concentrato sull'Asia, che rappresenta oltre l'80% dell'indice. Contrariamente alla percezione diffusa, i mercati emergenti offrono oggi un'esposizione al settore tecnologico addirittura superiore rispetto ai principali indici dei Paesi sviluppati. Anche la Cina sta sviluppando un proprio ecosistema AI attraverso grandi gruppi tecnologici come Alibaba e Tencent, mentre l'India potrebbe beneficiare nel lungo periodo dell'integrazione dell'intelligenza artificiale nel settore software e dei servizi IT. I multipli di mercato e le valutazioni Ma, nonostante il forte recupero registrato nei primi mesi del 2026, molte azioni dei mercati emergenti continuano a trattare a multipli inferiori rispetto ai mercati sviluppati: in ambito diversificato, l’indice Msci Emerging Markets evidenzia a fine giugno 2026 un P/e atteso pari a 11,6, rispetto a 17,8 per l’indice Msci Acwi e 19,2 per l’indice 19,2. Le aspettative di crescita degli utili per il 2026 sono state riviste significativamente al rialzo (fonte State Street Im), trainate dalla domanda di semiconduttori e memorie necessarie allo sviluppo dell'intelligenza artificiale. Aziende come Samsung Electronics, SK Hynix e Taiwan Semiconductor hanno contribuito in modo determinante a questo miglioramento. Rischi di settore ed efficienza degli Etf sintetici Tra i principali rischi, la possibilità di interventi regolamentari soprattutto in Cina, dove le misure adottate negli anni scorsi hanno penalizzato il settore tecnologico. Inoltre, guardando al factor box di Msci, si evidenzia una netta prevalenza del fattore di stile momentum, che identifica le azioni dal forte trend rialzista. In termini di Etf, si segnala un elemento interessante che coinvolge l’azionario cinese. Nel caso un qualsiasi Etf che mira all’azionario cinese di classe A (e ce ne sono diversi) utilizzi la replica sintetica con swap (anziché quella fisica), si riesce, ad oggi, ad estrarre un rendimento in eccesso rispetto all’indice, vantaggio derivante da un costo di swap strutturalmente negativo. Chiaramente, l’investitore deve essere conscio che si sta esponendo ad un rischio controparte, in questo caso ben remunerato. Infatti, il mercato azionario cinese di classe A è liquido e dominato dagli investitori retail, un terreno ideale per fondi quantitativi e hedge fund che vogliono costruire strategie sofisticate, ad esempio market-neutral. Tuttavia, per gli investitori internazionali esistono ancora importanti restrizioni di accesso a tale mercato e per questo motivo si rivolgono alle banche, disposti a pagare un premio pur di ottenere tale esposizione. E quando un Etf sintetico raccoglie capitale, la banca che funge da controparte dello swap acquista A-shares reali, al fine di coprirsi, e questo permette alla banca di costruire l’inventario di azioni di cui ha bisogno per servire i clienti hedge. Per questo motivo le banche sono spesso disposte a riconoscere un premio anche all’Etf sintetico, sotto forma di swap fee positiva. In pratica, una parte del valore che la banca incassa dagli hedge fund viene trasferita all’Etf, migliorandone il rendimento rispetto all’indice.






