Il dibattito era logoro prima ancora di cominciare. Non perché discutere di classici sia noioso: siamo tutti stati a turno quelli che alzavano la manina a mo’ di secchione per dire «il libro è meglio del film».

È un discorso soporifero perché era chiaro come sarebbe andata prima ancora che cominciasse. Il conto alla rovescia al momento in cui Elon Musk, o qualche altro illustre epigono esperto di questione omerica – Ben Shapiro sarà più analitico o più unitario? –, avrebbe annunciato una versione dell’Odissea interamente prodotta da Grok e ripulita dalle macchie del progressismo era partito da tempo. Ora che abbiamo avuto la conferma di questa operazione Make Elena White Again possiamo tirare un sospiro di sollievo (o fare uno sbadiglio).

Navigare nell’Odissea. Quei libri per tornare a Itaca

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Ed è un’argomentazione stagnante, quella dell’accuratezza storica negli adattamenti che prevale a tutti i costi sulla effettiva riuscita dell’opera in sé, cosa che vale per Christopher Nolan e per qualunque altra trasposizione, perché basterebbe essersi informati quel tanto che serve a dirsi incuriositi dalla cultura antica per scoprire che il passato si regge in gran parte sugli anacronismi.