di

Aldo Grasso

Il programma di Raznovich fa rimpiangere lo stile della conduttrice di prima

«Ma buonasera, apriamo questo ciclo di prime serate di Kilimangiaro di questa estate 2026, avremo ospiti meravigliosi in uno studio nuovo…». Talmente nuovo che Kilimangiaro Estate (Rai3) sembra la convention di un tour operator che, per sembrare più autorevole, ha ingaggiato una pattuglia di influencer con il vezzo della divulgazione. Camila Raznovich ha dispensato itinerari in Grecia (Corfù), a Marrakesh, già città imperiale e oggi capitale universale delle brochure patinate, poi a Sumatra, in Portogallo, a Bangkok e via timbrando passaporti immaginari con la velocità di un catalogo vacanze sfogliato distrattamente.

Nel frattempo, in perfetto stile talk show, il filosofo della scienza Telmo Pievani e il microbiologo Donato Giovannelli hanno accompagnato gli spettatori tra gli organismi più sorprendenti del pianeta; Jacopo Veneziani ha agitato le mani — in video sembrano avere una fastidiosa vita propria — per raccontare qualche ovvietà su celebri dipinti e scherzare sulle Tre Grazie della Primavera di Botticelli (Camila sembrava sul punto di nominarle una per una, salvo fermarsi prima della terza, ormai elevata a icona pop); Daniele Michienzi, autore di Latin Lover, ha celebrato il latino traducendo persino «Fatti mandare dalla mamma». E poi Maura Gancitano e Maria Luisa Frisa hanno affrontato il rapporto tra corpo, salute e società, partendo dal caso del Giappone e dalla discussa legge sul peso corporeo, per interrogarsi sul motivo per cui il corpo sia diventato il luogo privilegiato del giudizio collettivo. Mancava solo un nutrizionista in collegamento e il giro del mondo era davvero completo.