TREVISO - È arrivato al pronto soccorso ubriaco. E una volta all'interno dell'area dell'emergenza-urgenza del Ca' Foncello ha dato in escandescenze. Tanto che per scongiurare ogni rischio è stato necessario far intervenire i carabinieri. È quanto accaduto ieri pomeriggio nell'ospedale di Treviso. Un nuovo caso che contribuisce a tenere alta la tensione in tema di sicurezza del personale sanitario. Solamente venerdì sera una dottoressa 44enne in servizio nel pronto soccorso di Conegliano è stata presa a pugni da un paziente di 20 anni con problemi psichici e dipendenza dall'alcol: un colpo alla nuca, da dietro, sferrato senza alcuna motivazione. Mentre il 18 maggio un'infermiera è stata aggredita da un paziente nel centro di salute mentale di Oderzo. Insomma, non si parla di casi isolati.
Il vertice Proprio oggi l'Usl della Marca farà il punto della situazione in un vertice dedicato alla sicurezza. Lo scorso settembre l'azienda sanitaria aveva consegnato dei braccialetti anti-aggressione al personale in servizio nelle unità considerate più a rischio. Nel pronto soccorso del Ca' Foncello sono già stati usati in 5 occasioni. Ma per le organizzazioni sindacali la misura, da sola, non è sufficiente. A esserne convinto è anche Gianluca Martin, segretario provinciale della Fials e infermiere nel pronto soccorso di Treviso. Lui parla anche per esperienza diretta. Proprio in settembre ha ricevuto un calcio in faccia, con conseguente trauma alla mandibola, mentre cercava di fermare un uomo di 40 anni con disagi psichici che aveva iniziato a picchiare un 70enne familiare di un paziente in attesa nell'area dell'emergenza-urgenza del Ca' Foncello.Presidio «I braccialetti possono essere utili - sottolinea Martin - ma siamo consapevoli che alla fine possono essere usati solamente dopo un'aggressione. Nella maggior parte dei casi avviene in modo improvviso: non c'è il tempo materiale per lanciare l'allarme. È necessario correre ai ripari il più in fretta possibile. Qui rischiamo di essere decimati». Il primo auspicio è che i posti di polizia all'interno dei pronto soccorso possano essere rinforzati, con forze dell'ordine presenti anche di sera e di notte. In alternativa, si proverà a sondare la possibilità di affidarsi a delle guardie giurate. «Ben vengano i volontari che fanno dei giri per verificare che sia tutto in ordine. Ma non può bastare. Tanto meno in un pronto soccorso che conta quasi 110mila accessi all'anno - allarga le braccia Martin - dopo quanto mi era capitato lo scorso settembre, c'erano state diverse promesse. Ma le cose sostanzialmente non sono cambiate. Bisogna prendere in mano la situazione: non è pensabile attendere che ci siano aggressioni ai danni del personale sanitario con esiti magari anche più pesanti».







