Un ritratto di Alessandro Marinella (courtesy E. Marinella)
«Dobbiamo dimostrare al mondo che si possono fare grandi cose non solo partendo da Napoli, ma soprattutto restando a Napoli». Una frase, quella di Eugenio Marinella, che per il nipote Alessandro sintetizza alla perfezione la visione di una famiglia capace di trasformare una piccola bottega sartoriale affacciata sul lungomare napoletano in uno dei simboli dell’eleganza italiana nel mondo da oltre un secolo.
E del resto erano i primordi della Belle époque quando un giovane imprenditore ebbe l’idea di ricreare un piccolo angolo di Inghilterra nella città partenopea in cui ogni uomo potesse trovare abiti e accessori provenienti da Albione, che rappresentavano, per l’epoca, la quintessenza dell’eleganza. Qui tessuti pregiati come la seta stampata a mano, accanto ai prodotti più ricercati come gli impermeabili Aquascutum, i cappelli Lock&co, ma anche i profumi Floris e gli ombrelli Brics, convivevano con due laboratori sartoriali per la produzione di camicie e cravatte su misura che Eugenio aveva creato per assecondare la richiesta dei gentiluomini affamati di stile. E di tutto quel ricco catalogo, alla fine, sarà proprio la cravatta, quell’accessorio fondamentale discendente del tessuto che le milizie croate portavano al collo durante la Guerra dei trent’anni, a decretare la fortuna dei Marinella e la nascita del mito.






