Giovanni M. Jacobazzi

Powered by

Le chat di Andrea Delmastro? “Se fosse un uomo di Stato le avrebbe consegnate spontaneamente, dimostrando di non avere nulla da nascondere”. Le proprie conversazioni con l’ex magistrato Gioacchino Natoli? Quelle invece meritavano di essere protette dalle prerogative parlamentari e la loro divulgazione costituiva una questione di principio, tanto da spingere Roberto Scarpinato a sollevare un conflitto di attribuzione davanti alla Corte costituzionale. Due vicende diverse sotto il profilo giuridico, come lo stesso ex procuratore generale di Palermo ha sempre sostenuto. Ma un interrogativo inevitabile: il principio della trasparenza vale sempre oppure cambia a seconda del protagonista?

La trasparenza sulle chat private

L’occasione per tornare sul tema è l’intervista rilasciata ieri dal senatore del Movimento 5 Stelle a Il Fatto Quotidiano, nella quale commenta la decisione della Camera di negare l’autorizzazione all’acquisizione delle chat dell’ex sottosegretario alla Giustizia con i suoi ex soci della bisteccheria, accusati di avere rapporti con la criminalità organizzata. Scarpinato non usa mezzi termini. “Se fosse un uomo di Stato, avrebbe consegnato lui stesso le chat, dimostrando di non avere nulla da nascondere”. E ancora: il comportamento del sottosegretario e della maggioranza “autorizza il sospetto” che la vicenda rappresenti soltanto “una tappa di un work in progress per rendere sempre più impermeabili ai controlli i mondi contigui della corruzione e della mafia dei colletti bianchi”. Parole molto dure, accompagnate dall’immancabile e stantia accusa al governo Meloni di aver progressivamente smantellato gli strumenti di contrasto alla criminalità economica e mafiosa.