Gli Halo Studios sono in difficoltà ma hanno dimostrato di avere ancora la stoffa per raccontare la storia di Master Chief

Il primo impatto con Halo Campaign Evolved non è diverso da quello con Assassin’s Creed Black Flag Resynced: una grafica curatissima che riempie gli occhi e una musica familiare che riporta indietro nel tempo. Poi inizia la campagna, e chi è cresciuto con le avventure di Master Chief deve solo cambiare una singola impostazione nel menù per riavere lo schema di comandi della sua infanzia con il corpo a corpo sul dorsale destro e il salto su quello sinistro. Chi ha amato l’originale, sia nel 2002 sia ai tempi della Master Chief Collection, si godrà l’esperienza nostalgica e il rifacimento grafico-tecnico, chi non ha mai provato la prima avventura della saga di Halo, invece, troverà in questo gioco un’esperienza rifinita, classica e sempre solidissima. Chi è alla ricerca di una speranza per questa saga iconica, infine, troverà un lume di speranza nelle tre nuove missioni prequel che accompagnano questo ambizioso remake.

Halo ci ricorda perché è così amato

Il grosso delle otto ore in compagnia dei contenuti (a difficoltà normale) di Halo Campaign Evolved è una delizia per chi ama gli sparatutto, in primis per la sua semplicità. Dissezionando una tipica scena d’azione del gioco, a un primo esame, sembra che succeda veramente poco: nel corridoio di una nave spaziale quattro alieni brutti e cattivi sparano verso il protagonista. Vivendolo, invece, si sentono tutti gli ingranaggi di un videogioco muoversi in sincronia: l’arma che infligge danno, la risposta dei nemici, il contrattacco degli Elite, le reazioni alla rottura di uno scudo (di chi gioca o degli avversari) il ritmo ben calibrato di armi, granate e colpi corpo a corpo, e il senso di appagamento quando tutti gli avversari sono a terra e l’obiettivo è conquistato. Il merito principale degli Halo Studios è di aver ricostruito in Unreal Engine le sensazioni originali delle armi realizzate da Bungie, aggiungendo qualche novità, certo, ma nulla che vada ad intaccare l’esperienza compatta, concentrata e distillata del primo Halo.