L'eurodeputata dice di non aver ricevuto la notifica ma è stata inviata alla sua residenza e l'ufficiale giudiziario, dice, è passato due volte. Alla stessa residenza è stata notificata la sentenza. Gli altri dettagli sulla vicenda
L’eurodeputata Ilaria Salis dice che non ha mai trovato le notifiche del procedimento avviato dai suoi ex collaboratori Valentina Dadda e Francois Gelmetti. Ma ha trovato quella della sentenza: «L’hanno mandata alla stessa residenza, ma l’ufficiale giudiziario ha lasciato un avviso e sono andata a ritirarla». E sostiene che l’abbiano in qualche modo ricattata: «A gennaio 2025 mi hanno detto che non erano possibili conciliazioni, che avrebbero contattato la stampa per rovinare la mia reputazione. Mi sono assicurata che non restassero senza sostentamento e ho chiuso». Ma il collega di partito Mimmo Lucano la critica: «I lavoratori non possono essere mandati a casa così». Intanto lei rischia il pignoramento dello stipendio in caso di condanna definitiva. E sul web emergono altri dettagli sulla vicenda.
In un’intervista a Repubblica Salis sostiene di non aver mai saputo nulla del processo: «Nelle cause civili sono le controparti a dover notificare l’avvio del procedimento. Loro hanno scelto di farlo al mio indirizzo di residenza in Italia, ma io spesso sono fuori». L’eurodeputata dice di aver controllato la cassetta della posta, «ma non ho trovato nulla. Quando l’ufficiale giudiziario è passato non ero in casa e dopo quel tentativo non ce ne sono stati altri». È curioso che Salis affermi di sapere che non era in casa quando l’ufficiale è passato, perché questo presuppone che sappia quando è passato. Così come è curioso che dica che non ce ne sono stati altri, visto che lei insieme sostiene di essere stata all’oscuro della prima notifica.











