Lo ha abbandonato per due giorni su una sedia, ferito, digiuno e al freddo di novembre senza contattare un medico o un familiare fino a quando il marito è morto per ipotermia. È quanto emerge dall'inchiesta del Commissariato di Polizia di Martina Franca che ora vede sotto accusa la moglie dell'anziano, una 65enne che deve difendersi dalle ipotesi di reato di maltrattamenti e abbandono di incapace che ora rischia una pena tra i 12 e i 24 anni di carcere.
L'indagine dei poliziotti, guidati dal primo dirigente Pierfranco Amati e coordinati dal pubblico ministero Francesca Colaci, è partita il 19 novembre 2025 poco dopo il decesso dell'uomo e ha permesso di ricostruire il calvario vissuto dall'uomo nei suoi ultimi mesi di vita. Schiaffi, umiliazioni, isolamento e persino l'impossibilità di chiedere aiuto ai familiari. Una sorta di prigionia nella quale, secondo l'accusa, la 65enne aveva costretto il coniuge: nonostante la malattia gli impedisse di stare in piedi veniva etichettato dalla donna come «animale» e «sfaticato» insinuando il suo stato di salute fosse finto e un mero pretesto per non lavorare. E così con urla, bestemmie e aggressioni verbali lo spingeva a faticare nell'azienda agricola ma senza consentirgli di parlare con nessuno, nemmeno con i familiari che vivevano a pochi metri di distanza.










