L’intelligenza artificiale non parla tutte le lingue allo stesso modo. E, soprattutto quando si tratta di temi sensibili per la Repubblica Popolare, può diventare un amplificatore della propaganda di Pechino. È la conclusione di un nuovo audit pubblicato da NewsGuard, secondo cui i principali chatbot occidentali risultano significativamente più vulnerabili alla disinformazione filocinese quando vengono interrogati in mandarino anziché in inglese.
Lo studio ha analizzato undici strumenti di IA generativa – tra cui ChatGPT di OpenAI, Grok di xAI, Claude di Anthropic, Copilot di Microsoft, Gemini di Google e Perplexity – sottoponendoli a dieci affermazioni false riconducibili alla propaganda cinese e formulando richieste identiche nelle due lingue. Il risultato è netto: i chatbot hanno ripetuto le narrazioni false nel 33% dei casi quando il prompt era in mandarino, contro il 24% quando la stessa domanda veniva posta in inglese.
La spiegazione, secondo NewsGuard, non risiede tanto in un pregiudizio incorporato nei modelli quanto nelle fonti disponibili nelle diverse lingue. L’ecosistema mediatico in mandarino è infatti dominato da contenuti prodotti o sponsorizzati dallo Stato cinese, che finiscono inevitabilmente per influenzare anche i sistemi di IA addestrati sul web. Al contrario, in inglese i chatbot hanno accesso a una maggiore quantità di fonti indipendenti e verificabili, rendendo più probabile una risposta corretta.









