<p>L'intelligenza artificiale non si è ribellata.
Ed è proprio per questo che il caso Hugging Face merita attenzione.
Il 16 luglio la piattaforma ha reso noto di avere subito un'intrusione in parte della propria infrastruttura di produzione, condotta dall'inizio alla fine da un sistema agentico autonomo.
Cinque giorni dopo OpenAI ha riconosciuto che l'operazione era stata generata durante una valutazione interna da una combinazione di modelli, fra cui GPT-5.6 Sol e un modello pre-release più capace.</p><p>La prova serviva a misurare capacità cyber avanzate.
I modelli operavano con le “cyber refusals” ridotte e senza i classificatori usati per impedire attività ad alto rischio, ma dentro un ambiente che OpenAI definisce altamente isolato.












