Il meraviglioso mondo di Kimi Antonelli. Vent’anni tra un mese, nuova stella della Formula 1, primo italiano da Mondiale 73 anni dopo Ascari, una favola che aspetta - «ma senza pensarci troppo» - soltanto il lieto fine. Ci riceve al primo piano dell’hospitality Mercedes, dove proviamo a entrare nella sua magica bolla. «Cosa tengo qui? Il quadro di Lewis (Hamilton, ndr), con la dedica dell’anno scorso. Un letto per i massaggi, la tv, la cassa per la musica». Tutto molto semplice, come è rimasto lei: le piace la vita da single o rimpiange le comodità di famiglia? «Allora, per certe cose mi manca la mamma. E la nonna. Però sono contento, sto da dio anche da solo. La casa è bellissima... soprattutto grazie a mia madre, ha fatto tutto lei». Con le lavatrici è migliorato ma nello shopping meno. «Mamma mi accompagna sempre e credo che sarà così ancora per un bel po’ perché non sono bravo né a comprare né ad abbinare. Ci tiene che vada in giro vestito bene, mi ha detto che alla valigia per le vacanze penserà lei». Dove andrà? «La prima settimana in barca, con qualche amico. Ci sarà anche mio padre che farà lo chef e il dj». Il dj? «Sì sì, lo faceva da giovane per guadagnarsi da correre, anche nei weekend di gara. Musica house». E sua madre Veronica? «L’avevo invitata ma papà ha detto no, saremo tutti maschi... Però farò qualche giorno anche con lei». Sua sorella Maggie, 11 anni, come vive la sua notorietà? «Bene, direi. Senta questa: a Riccione ha fatto il mercatino con una sua amica e per vendere più oggetti offriva le mie cartoline firmate». Un affare, immaginiamo. «Due braccialetti, una cartolina: sold out in un’ora, capite quanto è sveglia». Avere suo padre Marco sempre al fianco quanto conta? «È la mia roccia. Quando giocavo con le macchinine e facevo le telecronache, fingevo di essere lui». Cosa le dice poco prima delle gare? «Quando entro in macchina mi chiede se ho le farfalle nello stomaco e io dico sì, ci sono. Poi, in griglia, di fare il Kimi, di divertirmi, le solite cose da papà immagino. Servono parecchio». In cosa esattemente lei vuole essere da esempio per i giovani? «Dimostrando che possiamo fare grandi cose. E nei comportamenti, soprattutto fuori dalla pista: è molto importante restare umile, non è che se faccio il pilota di F1 posso fare lo spaccone o sono più importante, che ne so, di un commercialista o di un muratore. Bisogna sempre ricordarsi da dove si arriva e rispettare gli altri». La Francia ha vietato i social agli Under 15: sono così pericolosi? «Sicuramente, se lo sai gestire è un mondo che dà grandi opportunità ma per un ragazzino è anche pieno di insidie». Una pazzia l’ha mai fatta? «Capodanno 2025, a Londra. Ho spinto un po’ troppo, il giorno dopo è stata una disgrazia tale che non mi sono più ripetuto». Uno sfizio che si è tolto con i primi guadagni? «La casa a San Marino, cerco di godermela il più possibile. Dopo Spa ho dormito fino alle due del pomeriggio ma la sera ero già in Inghilterra». Lei ha detto di sentirsi un po’ diverso rispetto ai suoi coetanei: quando ha capito di avere un talento speciale? «Papà non voleva che corressi, temeva le mie delusioni. Poi, dopo le prime volte in kart, ha visto che oltre alla passione avevo idea, che ero fatto per correre». L’Italia è un Paese per giovani o no? «Domanda scottante, viaggiando tanto posso dire che è bellissima, spettacolare, non mi vedrei altrove. Ma sono via troppi giorni all’anno per viverla come un ragazzo normale». Del resto un ragazzo «normale» non lo è più: la popolarità la spaventa? Teme o ha già notato amici o ragazze più interessati al personaggio che alla persona? «Sto cercando di godermela ma il boom è stato clamoroso, mi sono dovuto adattare. L’energia dei fan è positiva, fa bene, d’altro canto ho già iniziato a capire che qualcuno mi avvicina per il mio status, dispiace perché per come sono fatto io non mi comporterei mai così. È importante individuare certi personaggi». Diceva dei fan: che effetto fa da italiano doverli sottrarre o comunque dividerli con la Ferrari? Valentino Rossi ha detto di aver scelto lei. «Sono contento di rappresentare l’Italia e l’obiettivo è portare il tricolore sul gradino più alto del podio, certo è una situazione strana sentire certi italiani che sono un po’ in conflitto con se stessi perché non sanno chi tifare». Lei è stato tifoso Ferrari? «Da bambino sì, non lo nego, prima che entrassi in Mercedes. Correvo con Tony Kart, legata all’Academy di Maranello, era il 2017: sulle Rosse c’erano Vettel e Raikkonen». Il suo capo, Toto Wolff, ha detto che la Ferrari farà di tutto per prenderla. «Beh, è normale». Come, scusi? «Ci sta, come tutti ad esempio vorrebbero Verstappen. Ovviamente non sono ancora al livello di Max, intendiamoci, ma posso immaginare che ci sia l’interesse anche di qualcun altro». A proposito di Toto: anche per lei è una specie di zio, come l’ha definito sua madre? «Diciamo uno zio di pista. Sarà con me anche in Sardegna, stiamo bene insieme. Ogni tanto vado ancora a casa sua in Inghilterra». E poi lei è l’idolo di suo figlio Jack, 9 anni. «Questo non lo so però siamo in sintonia, a Montecarlo abbiamo pescato insieme». Si è mai chiesto perché sta così simpatico a tutti? Verstappen sembra fare il tifo per lei. «Forse perché resto sempre me stesso, rispettando ottieni rispetto». George Russell è simpatico? «Sì, dai». Anche se dice che vorrebbe la sua stessa macchina, alludendo a una disparità di trattamento? «Vabbè quello non commentiamolo, però anche questa volta abbiamo viaggiato insieme e giocato a scacchi. Fuori dalla pista va tutto bene». Però lei la sua Mercedes la bacia. «Sempre, fa parte dei miei riti. Mattino e sera. Per me, anche se è un oggetto, con la macchina c’è una connessione spirituale. Se la tratto bene, ricambia. Devo ancora decidere che nome darle». E con Lewis Hamilton, che potrebbe essere suo padre e ora è alle sue spalle in classifica, come vanno le cose? «Adesso la situazione è leggermente cambiata ma resta molto carino nei miei confronti, parliamo sempre durante le drivers’ parade (le sfilate prima dei Gp, ndr). È contento quando vado bene, come io sono stato felicissimo per lui a Barcellona». A 41 anni, l’età di Lewis, dove si vede? «Spero di aver conquistato anche solo una parte di quel che ha vinto lui e sicuramente di essere altrettanto in forma». Intanto è già il secondo italiano più vincente dopo Ascari: cosa sa di lui? «Che è stato un gran pilota, che una variante di Monza è intitolata in suo nome. E che l’ultimo Mondiale risale a tanto tempo fa, quindi sarebbe fantastico riuscire a eguagliarlo». Per forza di cose i paragoni con Jannik Sinner e Valentino si sprecano: a chi si sente più simile? «A me stesso. Con Rossi ho un gran bel rapporto, è bello avere il suo supporto, bisogna portarlo a seguire qualche Gp. Jannik sono andato a vederlo a Wimbledon, ho incontrato Federer, è bello vedere tanti italiani vincenti, penso anche a Bezzecchi nelle moto, Furlani nell’atletica, alle Olimpiadi invernali». Manca solo il calcio. Scelga il ct: Guardiola, Conte, Pirlo o Mancini? «Non sono così esperto... Vorrei uno che facesse bene».
Kimi Antonelli: “Anche io ho tifato per la Ferrari, ma che strano oggi dividere l’Italia”
Il leader della F1: «Secondo Wolff la Rossa mi segue? È normale. Ai giovani dico: rispetto e attenzione ai social»










