Ci sono vite che, dopo la morte, vengono imprigionate dal racconto che le ha rese celebri. Amy Winehouse è una di queste. «Amy Winehouse – Anima ribelle» non prova a riscrivere la sua storia né ad alimentare la leggenda della rockstar maledetta. Compie un’operazione più ambiziosa: liberarla dall’immagine che per anni l’ha soffocata, quella dell’eyeliner sbavato, del bicchiere sempre in mano, del talento consumato dall’autodistruzione.Il titolo originale, «Reclaiming Amy», è molto più eloquente di quello italiano. «Riprendersi Amy»: è questo il gesto che compiono la madre Janis, il padre Mitch e gli amici più stretti nel documentario diretto da Marina Parker per la BBC, proposto da Sky Arte. Non è un’inchiesta, ma una memoria familiare. Un controcampo rispetto al racconto costruito dai tabloid, dove ogni caduta valeva più di una canzone e ogni crisi diventava spettacolo.La scelta narrativa è tanto semplice quanto efficace. Parker rinuncia alla rivelazione sensazionale e lascia parlare chi Amy l’ha conosciuta davvero. Janis è affetta da sclerosi multipla e spaventata dall’idea che la malattia possa cancellare anche il ricordo della figlia: la sua voce diventa il filo conduttore del racconto. Non cerca assoluzioni né nuovi colpevoli: prova a restituire complessità. Amy non è una santa, né un’eroina romantica. È una ragazza dalla sensibilità fuori misura.Il momento più intenso coincide con la riapertura del deposito dove la famiglia aveva conservato gli oggetti personali della cantante. Vestiti, fotografie, appunti: reliquie laiche che valgono più di molte interviste e restituiscono la consistenza di una vita rimasta sospesa. «Anima ribelle» resta un’opera inevitabilmente parziale. Nel tentativo di sottrarre Amy allo stereotipo della cantante autodistruttiva, finisce talvolta per assumere il punto di vista della famiglia, trasformandosi in una delicata memoria difensiva. È un limite comprensibile, forse inevitabile. Ma anche un segno dei tempi: la tv contemporanea non conosce più il mito del tragico, preferisce la riparazione, la catarsi, la riconciliazione. Ci ricorda però che, prima dell’icona consumata dai flash e dagli eccessi, c’era una ragazza.