Mogol ha anche ammesso: «Lucio me lo sogno continuamente. La scena è immutabile: io muoio, vado in Paradiso e lui suona la chitarra su uno sgabello, per porgermi il benvenuto»

«Vorrei riappacificarmi con la moglie di Battisti, dopo le liti e gli scontri in tribunali. Le tendo la mano. Nel nome di Lucio», Mogol lancia attraverso le pagine di Oggi, in edicola domani, un riavvicinamento alla famiglia Battisti dopo l’estenuante e lunga querelle giudiziaria che li ha visti da parti opposte della barricata. «Fu per i soldi. Volevo una ripartizione più equa dei nostri profitti. Lui si oppose» questa la spiegazione di Giulio Rapetti, tra poche settimane 90enne, uno dei più proficui autori della storia del pop italiano. Una questione di soldi, appunto, con lo stesso Battisti prima, con la moglie e il figlio dal 1998, quando Battisti ci lasciò, dopo anni passati nel severo ritiro che aveva scelto. Un ritiro fisico, come sappiamo, dallo showbiz, che in qualche modo ha provocato anche un’assenza dell’opera di Battisti dalla sua morte in poi, dato che Grazia Letizia Veronese e Luca Filippo Battisti hanno preso forse un po’ troppo alla lettera la richiesta del grande Lucio di non autorizzare l’utilizzo della sua musica per film e pubblicità.