| 23 Luglio 2026 18:02 |

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(Adnkronos) – Si può parlare davvero di sovranità digitale europea quando l’Unione non dispone ancora di una piena struttura costituzionale, di una difesa comune e di un circuito democratico paragonabile a quello degli Stati? È la provocazione lanciata da Edoardo Carlo Raffiotta, professore di diritto costituzionale, diritto dell’innovazione e dell’AI all’Università Milano-Bicocca e componente del Comitato strategia AI, alla conferenza organizzata da Adnkronos e Open Gate Italia.

La sovranità, nella tradizione costituzionale, implica potere e capacità di adottare regole senza riconoscere un’autorità superiore. Ma oggi il potere non coincide più soltanto con il soggetto pubblico. Le grandi imprese tecnologiche controllano dati, infrastrutture e servizi che un tempo appartenevano alla sfera statale, e dispongono di risorse economiche superiori a quelle di molti Paesi.

Questo spostamento rende necessario un livello europeo di risposta, ma non risolve il problema della legittimazione. Per Raffiotta, la sovranità europea non nasce da un’etichetta né dalla somma di singoli regolamenti. Richiede un’infrastruttura costituzionale e un rapporto chiaro tra cittadini, istituzioni politiche e apparati tecnici.