Quello che sta succedendo negli Stati Uniti in questi giorni è semplicemente terrificante. Il 16 luglio prima il Segretario di Stato, Marco Rubio, e vicecapo di gabinetto della Casa Bianca, Stephen Miller, poi in prima serata il Presidente USA, Donald Trump, hanno tenuto nello stesso giorno tre discorsi che hanno inferto ferite potenzialmente mortali alla democrazia statunitense, passando quasi sottotraccia nella copertura mediatica.

I media hanno commesso un “errore di triage”, spiega Robert B. Shpiner sul Guardian, usando una metafora medica: concentrandosi quasi esclusivamente sul discorso serale di Trump (il più eclatante), hanno trascurato quelli mattutini di Rubio e Miller, pronunciati fuori dal prime time e finiti tra i margini delle notizie. Eppure i discorsi di Rubio e Miller sono potenzialmente molto più pericolosi perché, nel momento in cui definiscono gli avversari politici come un “cancro” da “estirpare”, gettano le basi istituzionali per colpire concretamente gli oppositori politici e le fondamenta democratiche – in una terribile assonanza con retoriche e pratiche naziste e fasciste – nella pressoché totale disattenzione dell’opinione pubblica.

Il discorso di Rubio

Davanti a funzionari di oltre 60 paesi, il Segretario di Stato Marco Rubio ha affermato che l'architettura antiterroristica costruita in una generazione contro il terrorismo jihadista dovrebbe essere ricalibrata e puntata contro la sinistra interna statunitense. Rubio ha descritto anticapitalisti, anarchici, marxisti come mossi da un “risentimento velenoso mascherato da giustizia”, capaci solo di “distruggere ciò che è bello e giusto”. È il colpo più pericoloso anche perché il meno notato. Trasforma un intero schieramento politico in un bersaglio della macchina antiterrorismo internazionale, con applausi ufficiali messi a verbale.