È sdraiato per terra Abderrahim Fakir. I piedi poggiati su un muretto. Le scarpe abbandonate nello spiazzo, vicino alle scale che portano all'area parcheggio di via Italo Svevo, dove pochi minuti dopo si sarebbe consumata la tragedia. Il 42enne grida, farfuglia, si porta le mani alla testa. Dice «Ammazzami». Le immagini di domenica mattina, mostrate dal Tg di La7 sono quelle girate da uno dei tanti residenti che hanno assistito a tutta la sequenza che ha portato il 42enne alla morte. I poliziotti sono lontani, non vengono ripresi, si sente la loro radio e uno degli agenti che, a distanza, gli dice: «Devi stare calmo». Fakir risponde: «Non sto zitto». Fa per alzarsi, ma poi torna disteso. Sta evidentemente male, tanto che verrà chiesto al 118 di intervenire.

Quello che accade nei 30 minuti successivi non si vede, sono state diffuse solo le immagini finali, terribili, che hanno ripreso gli ultimi istanti di vita di Fakir. Ma ci sono altri video che hanno ripreso la scena, anche la bodycam di uno degli agenti, finito sotto indagine per omicidio colposo insieme a un altro poliziotto e a sei sanitari. Le immagini della bodycam A raccontare cosa si vede nelle riprese della telecamera privata che uno dei poliziotti ha utilizzato, è l'avvocato Gabriele Bordoni, avvocato degli agenti. Fakir, finito al pronto soccorso a luglio per una crisi psichiatrica, si scaglia contro un'auto che sta parcheggiando, colpisce il cofano e il vetro. Il conducente che scende, poi anche il passeggero e ne nasce una colluttazione. È a questo punto che i poliziotti sarebbero intervenuti, spruzzando prima lo spray al peperoncino per stordine l'uomo, che però continuerebbe a inveire, poi placcandolo senza risultati, fino alla decisione di ammanettarlo, abbattendolo al suolo a faccia in giù.Gli ultimi drammatici 5 minuti, con Fakir che chiede aiuto mentre gli agenti gli stanno addosso e lo tengono bloccato per "fascettargli" mani e piedi, mentre i sanitari guardano a distanza senza intervenire, hanno fatto il giro del mondo. Tanto da finire anche sul New York Times che lo ha paragonato al caso Floyd.L'avvocato della famiglia di Fakir, Fabio Anselmo, nega invece che ci sia stata una colluttazione: «Il video che circola non documenta alcuna colluttazione, che invece viene narrata. Non la documenta perché quella colluttazione non c'è stata. Abbiamo sentito testimoni che riferiscono una realtà completamente diversa».C'è anche un altro filmato della fase successiva alla morte di Fakir. L'uomo è ancora legato con fascette alle caviglie e braccia dietro la schiena. Un operatore compie compressioni toraciche e un altro la ventilazione. Sul corpo i fili del defibrillatore. Fakir «aveva funzioni vitali ancora rilevabili, nel momento in cui i volontari hanno potuto avvicinarsi, anche se le condizioni sono apparse subito disperate tanto che, dopo poche decine di secondi iniziano a praticargli la manovra di rianimazione cardiopolmonare». Secondo la ricostruzione, dopo la manovra di massaggio cardiaco, i volontari avrebbero applicato all'uomo il defibrillatore ma il dispositivo non avrebbe fatto partire la scarica elettrica proprio per le gravissime condizioni in cui si trovava Fakir. È infatti dotato di un meccanismo che la blocca se i parametri vitali del soggetto sono talmente compromessi da rendere l'operazione inutile o addirittura controproducente. «Il volto è insanguinato e ha macchie marroni scure per lo spray al peperoncino spruzzato da molto vicino. La rianimazione avviene mentre è ancora legato: questo non è ammissibile, perché gli agenti avrebbero dovuto liberarlo», dice Anselmo.L'autopsia L'origine delle ferite, ma anche la correttezza delle manovre rianimatorie sono tra gli elementi che dovrà chiarire l'autopsia, affidata dal procuratore Paolo Guido e dai pm Francesca Arienti e Domenico Ambrosino ad un pool di esperti. Venerdì alle 9 l'incarico sarà affidato al medico legale Valentina Bugelli, la affiancheranno Cristina Basso, anatomopatologa e direttrice dell'unità operativa di patologia cardiovascolare di Padova, esperta di morti cardiache improvvise, e Manuela Bonizzoli, specialista in anestesia e rianimazione e cardiologia e direttrice cure intensive emergenza e trauma di Careggi. Il chimico tossicologo Luca Morini, dell'Università di Pavia dovrà verificare se e che sostanza aveva assunto il 42enne. Insieme agli esperti sono stati convocati i legali dei due agenti e dei quattro sanitari, «persone sottoposte a indagini», in quanto le condotte che hanno portato alla morte del 42enne sono «astrattamente» contestabili a loro. Perché la mancata modifica del codice di procedura penale non consente altre formule, nonostante lo scudo per gli agenti preveda la non iscrizione sul registro degli indagati delle persone coinvolte.