Mercoledì il prezzo del gas naturale, quotato alla borsa europea di Amsterdam, ha chiuso a 62,27 euro al megawattora: è il prezzo più alto a cui ha mai chiuso da quando è cominciata la guerra in Medio Oriente e ha superato persino le quotazioni delle prime settimane, quando la chiusura dello stretto di Hormuz aveva prospettato gravi e improvvise interruzioni nelle forniture. Da Hormuz passa un quinto di tutto il gas naturale commerciato al mondo, una buona parte del quale è diretta in Italia: è una materia prima fondamentale per la produzione di elettricità, per riscaldare le case e per tantissime applicazioni industriali. Anche giovedì il prezzo del gas naturale è in salita.

Il prezzo è in aumento da settimane, e in questi giorni è stato spinto al rialzo dagli ultimi sviluppi della guerra in Medio Oriente, che hanno riportato la situazione indietro di diversi mesi: il cessate il fuoco di aprile sembra definitivamente saltato, i negoziati tra Iran e Stati Uniti sono fermi (anche per via della dura opposizione della parte più intransigente del regime) e lo stretto di Hormuz è chiuso sia dagli Stati Uniti che dall’Iran.

Dato che il commercio è ancora difficile il Qatar, il più grande produttore di gas naturale, ha deciso di sospendere il riavvio della produzione dell’impianto di Ras Laffan, che è il più importante al mondo e che nelle prime settimane di guerra aveva subìto gravi danni provocati dagli attacchi iraniani.