Non era la prima volta che la picchiava. Già un paio di anni fa la donna aveva denunciato il marito, poi aveva deciso di rimettere quella querela e la vita famigliare, con lui in casa, è continuata tra alti e bassi, anche perché ci sono anche i figli, e tenere tutto insieme, soprattutto economicamente, è difficile. «Ho sbagliato numero» L’altra sera, però, al culmine di una lite, durante la quale l’uomo l’ha presa a botte, non ce l’ha più fatta a sopportare e ha chiamato il 112. La telefonata è stata inoltrata alla centrale operativa del comando di Verbania, ma quando la donna ha sentito la voce dell’altro capo del telefono, si è scusata. Ha detto di essersi sbagliata a comporre il numero e ha appeso. Il militare addetto alla centrale dell’Arma ha però avuto il sospetto che potesse non essere sincera e che davvero ci fosse qualcuno che aveva bisogno di soccorso, così ha geolocalizzato l’indirizzo da cui proveniva la chiamata: una via del centro di Omegna. Ha avvertito i colleghi della stazione del capoluogo cusiano, che con un equipaggio si sono portati sul posto. Hanno individuato l’abitazione da cui era arrivata la telefonata, hanno suonato alla porta e ad aprire è stata una quarantenne, che alle braccia e al volto aveva dei lividi. La donna si è scusata: ha confermato di aver chiamato lei il 112, ma per errore. I carabinieri hanno insistito per poter entrare un momento in casa e sul pavimento hanno trovato i cocci di suppellettili spaccate e un bambino in lacrime. Il dialogo con il bambino Cercando di confortarlo e chiedendogli il motivo del pianto, ai carabinieri ha raccontato che i genitori avevano litigato e il papà aveva picchiato la mamma, che è stata accompagnata al Dea di Verbania per una visita di controllo e le medicazioni. L’uomo, un nordafricano di 49 anni, è stato invece portato in caserma, dove è stato dichiarato in arresto per maltrattamenti in famiglia e lesioni ai danni della moglie, reati per i quali la donna ha presentato denuncia ai carabinieri. L’indagato avendo la possibilità di essere ospitato da un parente non è andato in carcere, ma è stato messo ai domiciliari in attesa delle decisioni del Gip.