L'ondata di caldo che sta investendo l'Europa non risparmia nemmeno i circuiti. Negli ultimi giorni diverse città hanno superato i 40 °C e perfino Spa-Francorchamps, tradizionalmente associato a pioggia e temperature fresche, ha vissuto condizioni eccezionalmente calde. Un cambiamento che mette alla prova non soltanto le vetture, ma anche chi è seduto al volante.
Se un Gran Premio di Formula 1 rappresenta già uno sforzo fisico notevole, nell'endurance la sfida assume dimensioni diverse. Gli stint possono durare fino a due ore, vengono ripetuti più volte nell'arco della gara e costringono i piloti a convivere con abitacoli che arrivano a sfiorare i 50 °C. Oggi GT e Hypercar dispongono di un impianto di climatizzazione imposto dal regolamento, ma parlare di confort sarebbe decisamente improprio: il calore resta uno dei principali nemici della prestazione.
“Il caldo è il nemico numero uno”, spiega Alessio Rovera, pilota ufficiale Ferrari nel Mondiale Endurance. “Spa è già una pista molto impegnativa con 20 gradi. Quando si arriva a 30 o 35 cambia completamente la gara. In uno stint di due ore si possono perdere anche due o tre litri di liquidi e reintegrarli è praticamente impossibile”. Per questo la preparazione inizia molto prima del via, con idratazione costante, sali minerali e un'alimentazione studiata per fornire energia senza appesantire l'organismo. Ogni pilota segue una routine personale, ma l'obiettivo è sempre lo stesso: presentarsi in abitacolo nelle migliori condizioni possibili.






