| 23 Luglio 2026 09:02 |

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(Adnkronos) – Dalla stretta sulle autorizzazioni alle verifiche antimafia fino ai ‘bonus’ per le colonnine green, la riforma del settore carburanti – confluita infine nel ddl concorrenza – è attesa sul tavolo del Consiglio dei ministri di oggi. Nelle scorse settimane, dopo la ‘strigliata’ dei benzinai che lamentavano tre anni di rinvii e minacciavano lo sciopero se il ministero delle Imprese e del Made in Italy non avesse tirato “fuori dai suoi cassetti” il testo, dal dicastero di via Veneto era trapelato che la riforma della rete era pronta, e che si ragionava sul veicolo più rapido per farla arrivare a Palazzo Chigi, trovato effettivamente nel disegno di legge sul mercato e la concorrenza che, come lo stesso ministro Adolfo Urso ha confermato ieri, “credo andrà nel prossimo Consiglio dei ministri”.

Le misure, così come delineate nell’ultima bozza passata al vaglio della Ragioneria, puntano ad una “una riforma organica” che renda la filiera più efficiente dato il “ruolo strategico” di un settore che vale 45 miliardi di euro all’anno di fatturato complessivo e ingloba circa 80 mila lavoratori fra titolari, collaboratori e dipendenti, occupati in oltre 22mila impianti nella rete ordinaria e circa 450 aree di servizio autostradali. Il riordino quindi, oltre che rafforzare la legalità, è necessaria per sopperire ad un divario dimensionale e di produttività della rete italiana rispetto agli Paesi europei: nel 2022 l’Italia contava 22.187 punti vendita, con un erogato medio di 1.370 metri cubi e 1.812 vetture per punto vendita, contro i 14.069 impianti in Germania dall’erogato medio 3.641 metri cubi e 3.764 vetture per punto vendita o i 10.609 in Francia con erogato medio 3.990 metri cubi e 3.509 vetture per punto vendita. In questo quadro, emerge una quota rilevante di impianti a bassissimo erogato: circa il 20% dei punti vendita distribuisce meno di 400.000 litri annui, mentre solo il 5% supera 3,5 milioni di litri, valore in linea con le medie dei Paesi europei con una rete meno numerosa. Per questo, viene spiegato, la ristrutturazione della rete “è orientata anche alla progressiva chiusura e riconversione degli impianti obsolet” per “ridurre le inefficienze strutturali, migliorare la concorrenza tra operatori e, a beneficio dei consumatori, favorire condizioni più competitive nella formazione dei prezzi alla pompa”.