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«Oggi più che mai è necessario distinguere tra crescita e sviluppo. Per molti anni abbiamo misurato il progresso quasi esclusivamente attraverso indicatori economici quantitativi, dando per scontato che l'aumento della ricchezza producesse automaticamente benessere diffuso. La realtà ci mostra che non è così. Possiamo crescere senza ridurre le disuguaglianze, senza migliorare la qualità della vita e senza tutelare il capitale naturale e sociale».

A dichiararlo è Marina Albanese (Prof.ssa di politica economica e Direttore del Centro interdipartimentale di Ricerca LUPT, Università degli studi di Napoli Federico II), andando a toccare alcuni dei punti che saranno al centro dell’ottava edizione del Festival Nazionale dell’Economia Civile.

In vista della kermesse che si è ormai accreditata come l’annuale appuntamento sui temi dell’economia civile e sociale in Europa (a Firenze dall’1 al 4 ottobre), Albanese sottolinea come lo sviluppo «richiede una visione più ampia, capace di integrare competitività, sostenibilità e coesione. L'economia civile ci propone una visione alternativa, attuale, ma che fonda le sue radici nel passato, ricordando che il mercato non è soltanto un luogo di scambio, ma uno spazio di relazioni, fiducia e cooperazione, un luogo in cui imprese, istituzioni, Terzo settore e cittadini condividono la responsabilità di costruire valore economico e valore sociale. Parlare oggi di economia dello sviluppo significa pertanto interrogarsi sulla capacità dei territori, delle imprese, delle istituzioni e delle comunità di generare benessere condiviso e duraturo».