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Andreina Baccaro e Daniela Corneo

I video di quanto accaduto domenica a Bologna, e che ha portato alla morte di Abderrahim Fakir: dal tentativo di calmarlo a parole al massaggio cardiaco quando è ancora legato

I frame degli ultimi novanta minuti della vita di Abderrahim Fakir si susseguono come in un film. Ogni giorno un nuovo spezzone di immagini aggiunge un tassello. In alcuni video in mano agli inquirenti, che il Corriere ha potuto vedere, Fakir grida aiuto, si porta le mani al capo più volte, come se la testa gli scoppiasse, chiede un’ambulanza, dice frasi del tipo «Mi vogliono ammazzare». Poi si alza, cammina a cagnolino e sbatte forte i pugni alle porte dei garage, si volta e cammina a mani alzate. Sono i minuti precedenti all’arrivo dei poliziotti in via Italo Svevo al quartiere Pilastro, Bologna, domenica scorsa. A pochi passi dal 42enne, scalzo, ci sono tre uomini che restano fermi. Sono circa le 11.30 e la polizia non è ancora arrivata. Le immagini sono riprese da alcuni residenti.

11.59 - La telefonata al 112Alle 11.59 parte la prima chiamata al 112: «C’è un uomo che grida che lo vogliono ammazzare e prende a calci i basculanti». Fakir è in evidente delirio psicotico. Alle 12.15 arriva la Volante con due poliziotti: hanno 23 e 28 anni. Il più giovane ha una bodycam personale. Chiamano subito il 118 e chiedono l’invio di un’ambulanza «con automedica». In questi momenti, prima che arrivi l’ambulanza, e mentre i poliziotti tentano di calmare Fakir parlandogli, un video diffuso ieri dal tg di La7 lo riprende ancora steso a terra, ai piedi delle scale che dal giardino portano al vialetto dei garage. Ha le gambe sollevate, ancora le mani in testa e in stato confusionale. Grida «ammazzami». Si sente anche l’intervento verbale del poliziotto che cerca di calmarlo stando a distanza e lui che lo zittisce. Gli agenti attendono che Fakir si calmi, nonostante l’escalation di agitazione, finché non si scaglia contro un automobilista.