Dell’arrivo a Roma dell’Eminenza Culturale si è cominciato a parlare l’anno scorso, come si parla dei pettegolezzi: ognuno diceva un pezzettino, e vai a sapere quali fossero veri e quali di fantasia.

È in crisi dopo il divorzio, e allora è venuto a Roma per un po’. No, è in fuga da una fidanzata postdivorzio, è per quello che si è rifugiato qui. Sta scrivendo un libro. No, si sta leccando le ferite.

Esce tutte le sere, la società letteraria romana all’inizio era onorata, pronta a inchinarsi al suo passaggio, provinciale come lo siamo noialtri coi forestieri di successo, però adesso si sono un po’ scocciati, sai come funziona, il marziano a Roma.

No, si fingono annoiati, ma in realtà sono sempre lì che organizzano cene per invitarlo, lui dice uh ma guarda che vitalità Roma, ci sono cose da fare ogni sera, Parigi non è mica così, e non sa che no, non è vitalità romana, è gente che vuole mettere in curriculum «L’Eminenza Culturale è venuta a casa mia», un pienone di damazze che mandano a memoria pagine di Flaubert per declamargliele, quale marziano, il marziano a Roma è un falso storico, i romani avranno sempre bisogno di foto di famosi per arredare le trattorie di Trastevere, figuriamoci se possono permettersi di snobbare qualcuno, di annoiarsi di qualcuno.