MESTRE - La “scuola ghetto” si poteva evitare. Gli strumenti per mantenere un giusto equilibrio tra studenti di origine migratoria e italiani c’erano, ma sono stati ignorati. Spinti forse, in una fase di calo demografico importante, dal desiderio di raccogliere il maggior numero di iscritti senza pensare ad un’equa distribuzione. Dal prossimo anno scolastico la sola provincia di Venezia perde 2058 studenti e l’intero Veneto ne ha 11200 in meno. Con queste prospettive le scuole difficilmente rinunciano agli iscritti e accolgono tutti non curanti dei bilanciamenti.
Il passaggio Tant’è che nell’istituto comprensivo Giulio Cesare di Mestre il passaggio da scuole multietniche a scuole frequentate da studenti di origine migratoria in forma quasi esclusiva è stato breve. Eppure le direttive per accogliere alunni italiani e di famiglie straniere in egual misura c’erano. Se già a livello ministeriale una circolare del 2010 stabiliva il 30% come tetto massimo degli alunni con cittadinanza non italiana presenti in ciascuna classe, a Venezia nel 2018 era stato sottoscritto uno specifico protocollo per le aree con maggior presenza di cittadini di origine migratoria.A sottoscriverlo la Regione Veneto, l’Ufficio scolastico regionale, la Prefettura e il Comune di Venezia al fine di «promuovere l’accoglienza e l’integrazione attraverso un giusto equilibrio nelle iscrizioni delle prime classi». In questo testo la soglia di presenze straniere in deroga è stata elevata al 40%, ma il fine puntava sempre alla distribuzione senza istituire classi separate per gli studenti stranieri. Il protocollo prevede che il Comune di Venezia valuti «la modifica dei bacini di utenza in modo da favorire la ridistribuzione delle iscrizioni». Mentre un tavolo di coordinamento operativo presso l’Ufficio scolastico territoriale, in caso di necessità e con il coinvolgimento delle dirigenze scolastiche, può intraprendere «le opportune azioni finalizzate al conseguimento dell’obiettivo dell’equa ed equilibrata accoglienza degli alunni». Tutto questo al comprensivo Giulio Cesare non si è fatto, perché se una volta raggiunto il 40% di iscrizioni di ragazzini di origine straniera fosse stato chiesto l’intervento degli uffici scolastici gli studenti sarebbero stati spostasti altrove. Senza una guida A questo si somma il fatto che l’istituto Giulio Cesare è rimasto senza dirigente scolastico. E tale rischia di restare dopo il trasferimento della preside Michela Manente da settembre alla guida del liceo Galileo Galilei di San Donà di Piave. Con intere classi ad esclusiva presenza straniera le scuole sono diventate un caso difficile da gestire e poco attrattivo per un dirigente scolastico di prima nomina.Ad agosto verranno assegnati i posti in ruolo dei nuovi presidi e le chiamate saranno su base regionale. Ne mancano cinquanta in tutto il Veneto, ma i posti destinati alla stabilizzazione sono trenta. Quindi ci saranno venti scuole che rimarranno senza un preside titolare e verranno guidate da un dirigente in reggenza. Le nuove assunzioni con contratti a tempo indeterminato saranno attinte dalle graduatorie dell’ultimo concorso ordinario, quello di un paio di anni fa. L’ufficio scolastico regionale mette a disposizione le dirigenze disponibili e il neo assunto, sulla base del punteggio maturato, ha la facoltà di scegliere la sede. A rimanere “scoperte” sono sempre quelle più scomode perché periferiche o perché problematiche.Se nessuno dovesse accettare la guida della Giulio Cesare finirebbe tra le venti che andranno in reggenza, cioè con un preside a scavalco tra due istituti. Nella sola provincia di Venezia sono rimaste vacanti le presidenze dell’istituto tecnico Zuccante di Mestre, con il trasferimento ottenuto dall’attuale dirigente, dell’Alberti di San Donà di Piave, del comprensivo di Scorzè, anche qui con il preside rientrato nella regione di origine, e l’istituto comprensivo di Marcon già in reggenza dallo scorso anno scolastico.








