<p>Simest corre.
Nel primo semestre il braccio per l'internazionalizzazione che fa capo al gruppo Cdp ha mobilitato circa sei miliardi d'investimenti, in crescita tendenziale del 20%.
I conti, approvati ieri dal cda presieduto da Vittorio de Pedys, arrivano in un anno segnato da tensioni commerciali e rincari energetici, senza che il passo delle imprese italiane verso l'estero rallenti. </p><p>Tra i dati licenziati dal board, spicca la platea servita: quasi 1.900 aziende, sei su dieci mai entrate prima in contatto con Simest, e nove su dieci pmi. È un segnale che la società guidata dall'ad Regina Corradini D'Arienzo, legge come prova di una capacità di penetrazione crescente in un tessuto produttivo, quello delle pmi, storicamente più restio a misurarsi con l'estero. </p><p>A trainare il semestre sono soprattutto due strumenti gestiti in convenzione con la Farnesina.
Il sostegno all'export tramite il Fondo 295/73 ha toccato i 4,8 miliardi (+15%), confermandosi il canale più corposo.
Ma è la finanza agevolata del Fondo 394/81 a segnare il balzo più vistoso, con finanziamenti quasi raddoppiati anno su anno fino a sfiorare il miliardo di euro (+112%): un'impennata che l'ad lega esplicitamente «alla risposta efficace fornita dalla società alle difficoltà di accesso ad alcune rotte senza aspettare che le tensioni diventassero un'emergenza per le nostre imprese».</p><p>Su un binario diverso si muovono gli investimenti partecipativi, di fatto fermi a 108 milioni: un segmento che Simest continua a considerare strategico per l'ingresso nel capitale delle imprese esportatrici.








