Paolo Milone è uno psichiatra che ha lavorato per molti anni in un reparto ospedaliero di psichiatria d’urgenza. Nel 2021 ha scritto per Einaudi un libro bellissimo dal titolo inquietante: “L’arte di legare le persone”.

Nelle pagine del suo libro, Milone racconta, con uno stile molto diretto e altrettanto poetico, le storie del suo rapporto con alcuni pazienti, comprese le situazioni in cui si è trovato costretto a contenerli fisicamente. Quello che colpisce è che, anche nel racconto di un’azione innegabilmente violenta, dalle parole di Milone trapelano una costante attenzione e un profondo rispetto per chi si trova a essere trattenuto o legato al letto da quattro o cinque persone contemporaneamente.

Non ho citato a caso queste cifre. Le linee guida in uso nei pronto soccorso indicano infatti in un numero variabile tra quattro e sei gli operatori necessari per contenere fisicamente una persona in stato di grave agitazione. Se lo si fa in meno, il rischio di farsi del male o di fare del male è molto elevato. Questo non significa che a volte non ci si possa trovare in una situazione di tale emergenza per cui la probabilità di procurare o di procurarsi delle lesioni sia giustificata da un rischio molto maggiore che la persona agitata o violenta sta facendo correre a sé stessa o ad altri, ma si tratta di rare eccezioni.