La riflessione
Alessio D'Amato
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Vorrei partire da una riflessione che riguarda due casi che hanno interessato fortemente l’opinione pubblica, apparentemente disconnessi tra loro: la proposta di reintegro dei medici no vax avanzata dalla maggioranza di governo e la condanna definitiva della Cassazione del gioielliere Mario Roggero. Da un lato una proposta che mira a limitare l’autonomia della scienza e degli ordini professionali, che vedono così una invasione della politica nel campo deontologico. Ricordiamo che spetta agli ordini professionali sanzionare chi non rispetta il giuramento di Ippocrate, praticando teorie palesemente antiscientifiche come è avvenuto, fortunosamente, per pochi professionisti sanitari durante l’emergenza pandemica, a fronte della stragrande maggioranza che ha svolto in scienza e coscienza il proprio mestiere, pagando a volte con la stessa vita. La maggioranza di governo con questa proposta sembra voler dire: a noi dell’autonomia scientifica non frega niente, e reintegriamo coloro che sono stati sanzionati per gravi motivi deontologici dagli ordini professionali. Alla faccia della libertà della scienza e alla sua autonomia.
E veniamo all’altro caso, quello di Roggero; addirittura si scomoda Musk per dire che andrebbero sanzionati i magistrati, rei di aver applicato solamente la legge, peraltro voluta dal centrodestra. La destra italiana sente nuovamente le sirene del richiamo della foresta, e dimentica che la legge è uguale per tutti e che in questo caso vi è stato un giudizio arrivato sino in Cassazione, e di fatto tira per la giacchetta il Presidente Mattarella attraverso la richiesta di grazia à la carte. Due fatti apparentemente distanti ma che indicano chiaramente una postura che in senso gramsciano potrei definire come il “sovversivismo delle classi dirigenti”. Quando una classe dirigente, pur di conservare il proprio potere, arriva di fatto alla richiesta di forzare le regole, si intende svuotare le istituzioni democratiche e violare lo Stato di diritto. Quando sono le stesse élite al potere a mettere in discussione le regole, come faceva notare Norberto Bobbio, questo atteggiamento è particolarmente pericoloso perché mina la fiducia dei cittadini nelle istituzioni, e in questi casi nella giustizia e nella scienza.











