Da oggi Castel Sant'Angelo apre le sue sale monumentali a 'Ercolano. L'arte di vivere', la mostra che conduce il visitatore alla scoperta della città vesuviana, fermata dall'eruzione del 79 d.C. In esposizione oltre settanta reperti provenienti dai depositi del Parco archeologico di Ercolano, molti dei quali mai mostrati al pubblico: un pane sfornato duemila anni fa e carbonizzato dal Vesuvio, alimenti, stoviglie, arredi e utensili di uso quotidiano. L'esposizione è a cura di Massimo Osanna, capo dipartimento Attività Culturali del ministero della Cultura, Federica Colaiacomo, direttrice del Parco archeologico di Ercolano, Luca Mercuri, direttore dell'Istituto Pantheon e Castel Sant'Angelo - direzione Musei nazionali della città di Roma, e di Francesco Sirano, direttore del Museo Archeologico Nazionale di Napoli e sviluppa, negli spazi della Mole Adriana, l'esperienza già avviata con la mostra 'Dall'uovo alle mele' a Villa Campolieto.
Il percorso si articola in sette sezioni e amplia il racconto dall'alimentazione alla vita quotidiana dell'antica città. Si apre con una Wunderkammer, 'camera delle meraviglie' di 42 reperti - statue, busti, affreschi, gioielli - pensata per suscitare stupore. Segue una sala immersiva sull'eruzione del Vesuvio, tra dipinti, stampe e testimonianze del Grand Tour, con opere di Pierre-Jacques Volaire e Joseph Rebell. Il racconto prosegue tra botteghe e thermopolia, con le celebri pagnotte carbonizzate e le teglie del forno di Sextus Patulcius Felix, per poi entrare nell'intimità della domus, tra cucina, dispensa e reperti organici che documentano la dieta quotidiana degli ercolanesi. Anche il vino ha il suo spazio, con richiami a Plinio il Vecchio e al culto di Bacco, fino al gran finale nella sala dei banchetti, dominata dalla larva convivialis, la figurina scheletrica che ricordava ai commensali la brevità della vita, invitandoli a godere dei piaceri del convivio.







