È evidente che gli organizzatori del Tour de France sono andati a lezione di inclusività. E si sono applicati bene. La diciassettesima tappa del Tour de France 2026, la Chambéry-Voiron di 174,7 chilometri, era un perfetto esempio di frazione cycling fluid. Non discriminava nessuno, dava a tutte i generi di ciclisti in circolazione – velocisti, passisti, scattisti, scalatori – la possibilità di vincere, perché c’era un bel po’ di salita all’inizio, un continuo su e giù negli ultimi cento chilometri, qualche strappetto nel finale.L’inclusività nel ciclismo genera caos. Per centodieci chilometri c’era chi fuggiva dal gruppo, chi provava a fuggire da chi fuggiva dal gruppo, chi aspettava gli inseguitori per ripartire, chi non capiva dov’era e cosa succedeva e preso dall’andazzo generale provava a fuggire lui stesso. C’era chi fuggiva per attaccare e chi per difendersi da chi lo avrebbe potuto attaccare.E in questo ribaltamento generale e abbandono, almeno in parte, della logica, a un certo punto coloro i quali di solito si ergono a difensori dell’ordine, i velocisti e i loro gregari, hanno iniziato a generare caos, si sono messi a scattare per provare l’effetto che fa essere inseguiti invece che inseguire. D’altra parte se si è circondati di birbanti è necessario essere più birbante di loro.E la strada che porta a Voiron è sempre stata colma di birbanti, gente che stazionava lì alla ricerca di diligenze e mercanti che scendevano dalla val-d'Isère o verso la val-d'Isère si apprestavano a salire. Il ciclismo ha la capacità di estrarre da tutti i luoghi il loro spirito profondo, anche quello nascosto. C’è riuscito pure questa volta.Perché se è vero che la strada che porta a Voiron era piena di birbanti, è anche vero che questi a un certo punto non vennero più apprezzati, la popolazione smise di proteggerli e quasi tutti finirono nelle patrie galere. Erano arrivati i telai e i bachi da seta. E con loro il commercio, con il commercio i soldi e quindi chi rompeva le scatole al commercio iniziò a essere messo in disparte in favore dell’ordine.Mads Pedersen ha provato a creare disordine per tutta la tappa, Jasper Stuyven per una decina di chilometri, solitario in testa al gruppo a gustarsi una solitudine che per qualche decina di minuti aveva creduto potesse estendersi fino all’arrivo.I velocisti che avevano provato l’effetto che fa essere inseguiti invece che inseguire, si sono ricordati però che loro le gare le vincono attendendo negli ultimi metri. E così hanno applicato un po’ di logica nel giorno della lunga assenza della ragione.Jasper Philipsen si è affidato a Mathieu van der Poel e il campione olandese ha fatto il poliziotto abile a riportare ordine nel caos. E così la tappa dell’inclusione è finita in una volata tra non molti, nella quale però erano ben pochi quelli che potevano vincerla. Va sempre a finire così con l’inclusività. Poco male, ci siamo divertiti. Jasper Philipsen ha vinto la diciassettesima tappa del Tour de France 2026 e si è stupito di esserci riuscito visto che sino a quel momento gli era andata male tutto ciò che poteva andargli male.
Dopo una giornata di caos, Jasper Philipsen impone il suo ordine
La diciassettesima tappa del Tour de France 2026 era una frazione inclusiva, aperta a tutti. Ne sono uscite poco meno di quattro ore di anarchico divertimento, risolto da una volata tra pochi e il belga stupito di essere finalmente riuscito a vincere













