Le conversazioni descrivono le interferenze del mondo nerazzurro. L’inchiesta penale va verso l’archiviazione, ma la giustizia sportiva può ancora intervenire.

La Procura di Milano ha chiesto l'archiviazione Per Rocchi e l'Inter.

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"L'Inter rompe il c… ancora a bestia". È una delle intercettazioni più forti dell'inchiesta della Procura di Milano sui rapporti tra il mondo arbitrale e il club nerazzurro. A pronunciarla è l'ex designatore della Serie A, Gianluca Rocchi, parlando con il suo vice, Andrea Gervasoni. Una frase che, insieme alle altre conversazioni finite agli atti, racconta un dato che la stessa Procura non smentisce: le interferenze (o pressini) del mondo Inter sulla fischietti ci sono state. Ma se l'inchiesta penale si avvia verso l'archiviazione il caso è tutt'altro che chiuso perché resta aperto il fronte della giustizia sportiva. E qui per prefigurare un illecito non è necessario che il tentativo di metterlo in atto riesca.

La dissolvenza cambia la scena: i pm milanesi escludono l'esistenza di un sistema stabile e organizzato finalizzato alla frode sportiva alterando le designazioni. Ecco perché verranno chiuse tanto la posizione di Rocchi quanto quella dell'Inter, iscritta nel procedimento ai sensi del decreto legislativo 231 sulla responsabilità amministrativa degli enti. Venendo meno il reato presupposto, cade automaticamente anche la responsabilità della società. Ed è bene precisarlo, la Procura non ha mai iscritto nel registro degli indagati dirigenti nerazzurri, nemmeno quelli che compaiono nei fascicoli perché menzionati nelle conversazioni registrate. Nelle carte, però, restano colloqui che descrivono rapporti (anche insistenti considerato quanto emerso) e ingerenze della galassia interista sulla classe arbitrale ritenuti effettivamente esistenti. Ora il nodo da sciogliere è questo: se il reato non è stato ritenuto configurabile dalla magistratura ordinaria non significa che le conversazioni raccolte durante l'attività investigativa siano irrilevanti (anche) per la Procura federale.