Le immagini degli scontri di lunedì sera a Bologna sono il trailer del film horror di quello che fa la sinistra quando amministra la cosa pubblica

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C'è un numero che racconta più di molte parole una parte consistente di quello che sta succedendo in Emilia Romagna: 12,9 per cento. È la percentuale di popolazione straniera residente nello storico fortino rosso. E non è solo un numero, ma è un affresco che spiega come sta cambiando una regione che è un pezzo consistente del mosaico del nostro Paese. Qualche altro dato, giusto per mettere le cose in scala e dare l'ordine di grandezza del fenomeno: sul secondo gradino del podio c'è la Lombardia col 12,2 per cento (che però è prima in Italia per numeri assoluti di immigrati), a seguire la Toscana e il Lazio. Un ulteriore elemento: la media nazionale è attorno al 9,2 per cento. Numeri che raccontano una realtà che non è attribuibile al caso. Perché l'Emilia Romagna non è una regione a caso. Ma è un modello, anzi il modello, di amministrazione di tutte le declinazioni di pensiero progressista che si sono succedute nel nostro Paese. Un modello esibito, sbandierato, ostentato per anni dalla sinistra. Un modello che adesso è diventato, con ogni evidenza, un boomerang: da Modena fino a Bologna e poi a macchia d'olio in tutta la regione, i frutti della cultura dell'accoglienza a tutti i costi e del lassismo si stanno mostrando con tutte le loro problematicità. Non è, ovviamente, solo una questione di immigrazione, anche se il fallimento del modello di integrazione proposto finora è davanti agli occhi di tutti. Ma è anche e soprattutto una questione di cultura dell'illegalità e di tolleranza nei confronti di atteggiamenti che spesso tracimano nella delinquenza.