A 11 anni dalla consegna del primo F-35, la base militare di Cameri fa cifra tonda. Questa settimana è iniziato il collaudo del centesimo esemplare uscito dagli hangar della linea di assemblaggio novarese. Il nuovo caccia, un modello della versione convenzionale A a decollo e atterraggio su pista, è il primo dei 16 ordinati dalla Polonia. Sulla coda è impressa la sigla 35-17. Finora lo stabilimento Faco, gestito da Leonardo in sinergia con Lockheed Martin, aveva servito «solo» Italia e Paesi Bassi, rispettivamente con 55 e 44 aerei. Dettagli delle commesse Entrando nel dettaglio delle commesse, il nostro Paese ha ricevuto 47 F-35 per l’Aeronautica militare, di cui 43 di tipo A e 4 di tipo B a decollo e atterraggio verticale, e altri 8 per la Marina militare tutti di tipo B: questa seconda versione offre la possibilità di operare sulle portaerei. «Ricordo che all’inizio del programma F-35 si ipotizzava a Cameri una produzione complessiva di circa 200 esemplari distribuita in 20 anni - commenta Francesco Ticozzi, ex dirigente scolastico dell’Omar e attuale presidente della Fondazione Omar che ha sempre puntato l’attenzione sulle prospettive occupazionali del maxi investimento -. A conti fatti, e in vista dei prossimi sviluppi, questa attività sarà garantita almeno per altri 6-7 anni e si andrà oltre la soglia dei 220 velivoli. Inoltre bisogna considerare tutte le opportunità legate ai processi sempre più rilevanti di manutenzione, riparazione, revisione e aggiornamento della flotta europea».
Cameri, gli F-35 a quota cento ma don Sacco ammonisce: “Meglio costruire Canadair”
Dall’avvio della produzione la cifra tonda nello stabilimento di Leonardo. Il sacerdote di Pax Christi: “Voli antincendio non di guerra”








