Sono state più di mille nel 2025, per l’esattezza 1081 contro le 835 dell’anno precedente, le operazioni finanziarie, di acquisto o vendita di società, comunicate alla Presidenza del Consiglio per la normativa sul golden power. Ovvero l’esercizio del potere di veto o di prescrizione di clausole obbligatorie su quelle operazioni che si ritiene siano potenzialmente lesive di interessi strategici del Paese.

Solo due però le acquisizioni bloccate. Quella di una società attiva nei semiconduttori, Exsemicon, da parte della Xingr holdings di Singapore ma di fatto controllata dai cinesi. E, caso diventato anche politicamente delicato, quella dell’americana Nuburu su Tekne (veicoli per la difesa), ritenuta inaffidabile per ragioni di carattere finanziario e gestionale. In ogni caso quest’ultima operazione è stata riproposta e non sfuggono elementi di politica estera legati all’incertezza dei rapporti tra i due Paesi. Curioso che uno strumento come il golden power, pensato soprattutto per difendere le ragioni di sicurezza nazionale sul mercato internazionale delle aziende, in particolare verso russi e cinesi, trovi un punto critico di applicazione con un’azienda americana.

In totale 46 i casi in cui sono stati usati i poteri speciali con prescrizioni (esempio la cessione di Iveco agli indiani di Tata o di Piaggio Aerospace ai turchi di Baykar). Il golden power è stato esercitato a più riprese per limitare i diritti di voto del socio cinese di Pirelli che fa capo direttamente al governo di Pechino. Sulle questioni bancarie si ricorderà che impedì l’acquisizione di Banco Bpm da parte di un’altra banca italiana, ma non ritenuta tale da una componente della maggioranza. UniCredit si era rivolta alla giustizia amministrativa, rinunciando poi al ricorso. L’esercizio del golden power, complice il quadro geopolitico e la necessità di difendersi da acquisizioni aggressive, è diventato nel tempo uno strumento di formidabile discrezionalità politica su tutto. Al punto che si notificano operazioni del tutto estranee al perimetro di applicazione della legge. Una notifica su due è del tutto inutile. «Credo che sia venuto il momento - commenta Luca Picotti, uno dei massimi esperti in materia - di avere una normativa organica anche alla luce delle scelte europee. Il nuovo regolamento comunitario sugli investimenti esteri offre una finestra di 18 mesi per l'adeguamento delle discipline nazionali. Troppe istruttorie aperte per la semplice paura delle sanzioni. Troppi adempimenti e costi aziendali del tutto inutili».