- La cucina italiana nel mondo ha raggiunto i 253 miliardi di euro di valore nel 2025 e si conferma la più attrattiva per gli investitori. Il foodservice italiano, ovvero il mercato della ristorazione e dei consumi alimentari fuori casa, vale 84 miliardi di euro nel 2025 e si colloca al sesto posto nel ranking mondiale. Queste le principali evidenze che emergono dalla settima edizione del Deloitte Foodservice Market Monitor 2026.

Il mercato globale del foodservice ha raggiunto i 2.981 miliardi di euro nel 2025 (+2,2%), segnando un ritorno ai tassi di crescita pre-pandemici (+2,1% nel periodo 2016-2019). A livello regionale, l'Europa guida la crescita con il +6%; il Nord America consolida la propria posizione con il +4% di quota rispetto al 2019, mentre si stima che l'area Asia-Pacifico tornerà a guidare l'espansione nel periodo 2025-2030, sebbene abbia perso il 5% di quota rispetto al 2019. La trasformazione strutturale più rilevante riguarda i canali di consumo: il delivery ha guadagnato il 15% di quota dal 2019, con i ricavi generati attraverso delivery, asporto e altri canali off-premise che rappresentano ora il 45% del valore totale del foodservice globale.

"Quest'anno il report fotografa un settore in via di stabilizzazione, dopo la fase di recupero post-pandemica, ma con dinamiche di crescita sempre più concentrate nei format scalabili e nelle catene organizzate" dichiara Tommaso Nastasi, Strategy and Value Creation Leader di Deloitte. "La velocità di espansione del segmento quick service restaurant italiano - quasi doppia rispetto alla media mondiale - e l'accelerazione delle operazioni di M&A segnalano che gli operatori con modelli di business scalabili stanno cogliendo opportunità in un mercato storicamente frammentato".Le catene sono cresciute del 7,2% contro il +0,6% per gli operatori indipendenti nel periodo 2019-2025. I quick service restaurant, in particolare crescono del 10,5%, quasi il doppio della media globale (+6,1%), guadagnando il 6,2% della quota di mercato. Nonostante questa accelerazione, la penetrazione delle catene in Italia rimane ancora bassa rispetto agli standard internazionali: 11% contro il 35% della media mondiale, segnalando un ampio margine di sviluppo in questo segmento.