di

Giorgio Naccari

Una vita da girovaga, prima al seguito del padre famoso calciatore e poi nel mondo dell’ospitalità dalla Grecia ai Caraibi. Oggi è general manager di uno degli small luxury hotel più noti di Venezia, il Ca’ di Dio

Ha trascorso poco meno di vent’anni fra Grecia, Canarie, Caraibi e Londra, attratta dal mondo dell’ospitalità e dagli usi e costumi altrui, ma anche prima, nei primi quattro lustri della sua vita, ha vissuto da girovaga, avendo seguito la famiglia in varie città italiane perché suo padre, Pietro Vierchowod, è stato uno dei calciatori più conosciuti e richiesti dai grandi club del calcio. Oggi, a 43 anni, un marito, una figlia e un cane, Chiara Vierchowod è da qualche tempo veneziana d’adozione, dal momento che dirige uno degli alberghi più lussuosi della città, il Ca’ di Dio: 66 stanze che ospitano in gran parte clienti americani, inglesi e nazionali, desiderosi di trascorrere qualche giorno di relax tra storia, arte, eleganza e design in questo palazzo del 1212, ristrutturato nel Cinquecento da Jacopo Sansovino.

Un sogno ad occhi aperti«Venezia - dice Chiara Vierchowod - è una città da sogno e chi alloggia a Ca’ di Dio vuole sognare a occhi aperti. Dalle camere con vista sui canali o sul bacino di San Marco, ai giardini interni, ogni dettaglio racconta l’anima di quella che fu la Serenissima. Siamo affacciati su una dei luoghi più belli al mondo, con l’isola di San Giorgio che, quasi per magia, è allineata a noi. Stiamo ottenendo risultati eccezionali anche perché ci troviamo all’Arsenale, vicini alla Biennale d’arte». Il diploma al liceo linguistico, poi l’iscrizione alla facoltà di farmacia, corso universitario che Chiara Vierchowod ha «tradito» per tuffarsi nel mondo del turismo. Una sfida che l’ha appagata e che può dire di aver vinto. Fino ai vent’anni, quando ha scelto di diventare cittadina del mondo, è stata una ragazza esuberante e curiosa. Ora, nel tempo libero, gioca con la figlia di 7 anni e non disdegna le passeggiate tra le calli e i campi veneziani, ama frequentare la palestra e, se capita, dedicare qualche minuto alla meditazione.