L'aumento esponenziale del traffico dati nei datacenter si scontra quotidianamente con colli di bottiglia fisici, legati all'elevato consumo energetico e ai limiti di banda delle interconnessioni metalliche. In questo scenario, la computazione ottica - che impiega fotoni anziché elettroni per l'elaborazione e il trasferimento delle informazioni - rappresenta la risposta tecnologica più promettente, in quanto garantisce velocità teoriche elevate e una sensibile riduzione delle dissipazioni termiche.
Tuttavia, l'implementazione pratica dei circuiti ottici presenta un ostacolo intrinseco: la luce si muove a una velocità costante nel mezzo, rendendo estremamente complessa la gestione di ritardi temporali, sincronizzazioni di fase e funzioni di buffering di memoria, essenziali per la gestione dei flussi di dati nei complessi architetturali di calcolo.
Per superare questa rigidità, un team di ricerca interuniversitario composto da studiosi della Seoul National University (guidati dai professori Namkyoo Park e Sunkyu Yu del Department of Electrical and Computer Engineering) e della University of Seoul (sotto la guida del professor Xianji Piao della School of Electrical and Computer Engineering) ha progettato e modellato un circuito fotonico integrato programmabile. I dettagli dello studio sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Advanced Science.








