In Italia il progetto più celebre, prima del Danieli, che nel 2022 ha compiuto 200 anni di storia nell’ospitalità, è il Four Seasons di Firenze, ricavato da un palazzo del Quattrocento. Con il Danieli, però, il rapporto risale al periodo tra il 2008 e il 2012 quando aveva firmato le suite più iconiche dell’hotel. Questa volta l’intervento è stato più profondo perché Rochon non solo ha dovuto ripensare spazi e volumi ma trovare colori che potessero rendere moderno e fresco l’albergo. «Bisogna studiare, osservare, essere curiosi, conoscere la storia di Venezia. Capire se, col tempo, una parte di quell’anima veneziana in questi grandi hotel sia andata perduta e cercare di riportarla alla luce».Il Danieli è una realtà di tre edifici sovrapposti: il Palazzo Dandolo, il più antico, l’ala Excelsior, che risale invece agli anni Trenta-Quaranta e un terzo corpo che completa il complesso. Ma è la grande scala monumentale il primo elemento che Rochon ha sentito di dover preservare. «Tutti la conoscono – dice -. Quando si arriva al Danieli, è la prima cosa che si vede. È teatrale, spettacolare». La scala è rimasta intatta. Ciò che è cambiato è la funzionalità degli spazi attorno: la reception, che prima era incastrata sotto lo scalone e ne schiacciava la monumentalità, è stata spostata in una sala più raccolta e raffinata. Il bar è rimasto al suo posto. L’ingresso dall’acqua è stato ridisegnato, perché oggi la maggior parte degli ospiti arriva in taxi d’acqua. Rochon tiene a sottolineare che sono stati riutilizzati molti elementi originali, anche spostandoli di posizione in modo tale da garantire il rispetto del passato. E continua con un aneddoto. «Sa, ho progettato anche Palazzo Parigi a Milano, che compare nel film Il diavolo veste Prada. Anche lì c’è una grande scalinata e la cliente mi disse all’epoca: non copiare il Danieli, ma lasciati ispirare dalla sua scala straordinaria. È teatrale, spettacolare».La palette cromatica è tutta veneziana e prende ispirazione dai vetri di Murano e dai colori della laguna. «Quando guardate il Canal Grande ci sono blu, rossi, ori. Ci siamo ispirati al blu del canale e del cielo. Nell’hotel abbiamo lavorato su toni dorati, ispirati ai vetri di Murano, a quei riflessi cristallini», racconta. Nella grande lobby i lampadari di Murano decorati con fiori — blu, rosa, verde acqua, giallo — dettano i colori di poltrone e tessuti. In alto, nella terrazza del ristorante, uno spazio che non era vincolato come monumento e che ha permesso interventi più liberi, i blu del Canal Grande si mescolano ai rossi e agli ori del tramonto veneziano.Luminose le camere tra grandi finestre e specchi che le avvolgono in colori tenui e rilassanti.Anche i materiali parlano veneziano. Rubelli, la storica manifattura tessile della città, «è molto presente nel progetto - dice Rochon-. Abbiamo fatto ricerche e credo anche delle riedizioni di tessuti storici». Specchi incisi, vetri di Murano, mobili storici conservati e ricollocati, Barovier per i lampadari, ma anche Arte Veneziana e Viamancinelli rappresentano la parte vetreria e luminari. «Per i mobili ritroveremo Medea, Poliform, Pozzoli, Salda - dice -. Abbiamo alleggerito l’insieme, senza renderlo troppo pesante. Abbiamo cercato di eliminare l’effetto polveroso, senza però cancellare la storia».