La multinazionale di padova
di
Paola Pica
Il presidente Enrico Carraro: «In Cina da quasi 20 anni siamo partner industriali stabili. L’investimento nei quotidiani locali? Una scelta precisa: siamo convinti che sia importante sostenere la qualità dell’editoria nei nostri territori»
Dopo la Borsa di Mumbai, il listino di Hong Kong. Carraro, la multinazionale padovana specializzata in assali e trasmissioni per macchine agricole e di movimento terra, ha depositato presso la Hong Kong Stock Exchange il prospetto informativo con la richiesta di quotazione della controllata cinese Carraro China. «La scelta di aprire il capitale rientra in un modello già perseguito con soddisfazione in India, dove ci siamo quotati due anni fa, per rafforzare la nostra presenza nei Paesi dove siamo presenti con i nostri stabilimenti. E dove vogliamo continuare a investire», spiega il presidente Enrico Carraro.Quando il debutto? «Dipende dall’iter autorizzativo, la decisione è presa. Siamo in Cina da quasi 20 anni, a Qingdao. Qui sono state sviluppate le attività di manifattura e supply chain. Siamo un partner industriale stabile».Quale peso avranno i nuovi soci? «Come in India, non vogliamo privarci della maggioranza perché crediamo molto nelle prospettive future. Apriremo il capitale a investitori locali. La quotazione ci consentirà di consolidare i rapporti con i clienti e di attrarre nuovi talenti manageriali. È la nostra filosofia del “local for local”».Cioè?«Non siamo andati in Cina o in India per inseguire il costo più basso della manodopera. Abbiamo investito perché erano e sono mercati destinati a crescere». Come va il 2026? «Abbiamo chiuso un buon semestre e, nonostante il contesto internazionale, gli ordini non mancano. Abbiamo lavorato molto sulla marginalità, che migliora rispetto allo scorso anno, e questo ci consente di guardare con fiducia ai prossimi mesi. Fin qui vediamo le condizioni per un altro anno positivo con un obiettivo di ricavi a 800 milioni, dai 725 del 2025». Cosa la rende fiducioso?«I risultati del lavoro degli ultimi anni. Abbiamo innovato il welfare, la gestione delle persone, la fabbrica, le tecnologie. Un pezzo d’acciaio oggi è pieno di dati! Abbiamo affrontato l’aumento dei costi delle materie prime, riuscendo a compensarlo con interventi industriali e commerciali. Il gruppo è più robusto».Il mondo è ancora globalizzato?«Sì lo è. Ma in modo diverso rispetto al passato. La circolazione esasperata delle merci ha subito un ridimensionamento, le basi produttive oggi sono più vicine ai mercati. L’economia resta più forte della politica e ha già cambiato il modo di organizzare la produzione».Prospettive per l’ Italia?«Continuiamo ad avere imprese eccellenti, ma ci sono tante aziende che fanno fatica perché il mercato interno cresce poco. L’Italia, poi, ha perso il traino della Germania, punto di riferimento storico. Oggi l’industria tedesca soffre più della nostra e questo significa che tocca all’Europa ritrovare competitività».Il costo dell’energia resta uno dei principali problemi in Europa?«È un tema non solo europeo. In India il problema non è soltanto il prezzo: è anche la disponibilità dell’energia e del metano necessario ad alcuni processi produttivi. La ricetta? Investimenti, efficienza e innovazione». Carraro Cultura ha compiuto un anno mentre sono stati iniziati i lavori di recupero dello storico palazzo del cinema Altino di Padova... «Il recupero del palazzo progettato da Quirino De Giorgio, chiuso da 20 anni, è un’iniziativa della Fondazione Chiara e Francesco Carraro che ne farà un centro la collezione d’arte oggi ospitata a Ca’ Pesaro, a Venezia. Carraro Cultura è un progetto del 2025 anche se possiamo dire che compie quasi 100 anni, quanti quella dell’azienda che sin dagli esordi ha sempre collaborato con intellettuali, artisti architetti. Carraro Cultura nasce da questa convinzione: promuovere idee, dialogo e cultura d’impresa, non come attività accessoria ma come nostra responsabilità».Carraro lei è diventato anche editore di quotidiani locali con l’investimento in Nord Est Multimedia (Nem). Come è nata? «Enrico Marchi ha avuto il merito di coinvolgere un gruppo di imprenditori veneti molto rappresentativi. Abbiamo condiviso l’idea che un sistema dell’informazione forte sia un valore per il territorio. È una scelta precisa: siamo convinti che sia importante sostenere la qualità dell’editoria dei nostri territori in una logica di vicinanza alle comunità locali».











