BRUXELLES - Parola d'ordine: mantenere la calma e non cadere in traumatici déjà-vu. La nuova minaccia tariffaria di Donald Trump non ha colto eccessivamente di sorpresa l'Unione europea. A Bruxelles avevano già segnato due date con il cerchio rosso: quella del 27 luglio, anniversario dell'accordo di Turnberry e soprattutto quella di venerdì 24, quando scadranno i dazi globali del 10% imposti dagli Usa sulla base della Sezione 122 del Trade Act del 1974. E non è un caso che, a inizio settimana, la Commissione ha fatto il punto sullo stato dell'arte. Tornando a difendere l'intesa siglata in Scozia e ricordando agli Usa come vada rispettata da entrambi le parti.
I canali di dialogo tra le due sponde dell'Atlantico sono aperti e non registrano scossoni al momento. Rispetto all'estate scorsa l'Ue appare più consapevole dei suoi mezzi e, allo stesso tempo, ha un accordo giuridicamente valido e ratificato poche settimane fa dal Parlamento europeo sul quale può contare. In quell'accordo è scritto nero su bianco che il tetto tariffario generale non può superare il 15%. E rispetto alla nuova minaccia degli Usa di imporre dazi a decine di Paesi, fonti Ue già nelle scorse ore spiegavano: "Qualunque sia la sua forma, qualunque sia lo strumento giuridico, qualunque aspetto assuma, dovrebbe rimanere al di sotto del limite massimo del 15% concordato". Con una postilla: a pagare il conto dei dazi sembrano essere soprattutto gli americani. "L'aumento dei dazi statunitensi ha determinato una forte volatilità delle esportazioni europee verso gli Usa, facendo salire l'aliquota tariffaria effettiva dall'1% a circa l'8%. Gli importatori statunitensi di prodotti Ue pagano ora circa 31 miliardi di euro di dazi, contro i 7 miliardi precedenti alla stretta", hanno ricordato da Palazzo Berlaymont.








