Il primo vaglio tecnico dell’inchiesta, avrebbe potuto esserci ieri mattina attraverso il riesame proposto dalle difese davanti ai tre giudici del collegio del tribunale. Sul piatto c’era la richiesta di dissequestro del materiale incamerato dagli inquirenti durante le perquisizioni anche informatiche, spina dorsale delle verifiche compiute sinora. In buona sostanza si tratta di alcune chat, di qualche documento e soprattutto dei fogli presenza con le firme ritenute mendaci. Gli avvocati (Filippo Bianchini ed Enrico Ferri) hanno però rinunciato: il passaggio è cioè servito loro solo per accedere al materiale per l’occasione svelato dalla procura.
Intanto proseguono gli accertamenti sulla nota associazione di tutela e recupero degli animali che non solo hanno fin qui coinvolto un consigliere e il presidente. Ma che rischiano di tirare dentro in concorso anche diversi di coloro che dal maggio 2025 a oggi - una quarantina le posizioni, 16 almeno al momento gli indagati - abbiano scelto di rivolgersi all’associazione per chiudere i conti con la giustizia. Il focus dell’inchiesta riguarda infatti i lavori di pubblica utilità.
Si tratta di un’attività non retribuita che viene svolta a favore della collettività in enti pubblici o in associazioni di volontariato. Funziona da pena sostitutiva ed è finalizzata all’estinzione del reato. Tuttavia secondo l’ipotesi accusatoria nel nostro caso il volontariato non sarebbe mai stato fatto (o perlomeno solo in forma molto contenuta) e le firme di presenza sarebbero state in realtà artefatte: indicativi in tal senso i fogli acquisiti dalla polizia locale - su delega del pm Angela Scorza - dai quali emergerebbe in maniera evidente che firme corrispondenti a giorni differenti sarebbero in realtà state realizzate tutte assieme. Tre le ipotesi di reato fin qui formulate: il falso, il falso per induzione e la corruzione.








