Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha scelto di cambiare il vertice delle Forze armate nel tentativo di chiudere la più grave crisi politico-militare vissuta dal Paese dall’inizio dell’invasione russa. Dopo sei giorni di proteste in diverse città ucraine, il capo dello Stato ha rimosso il comandante in capo Oleksandr Syrskyi e affidato la guida dell’esercito al generale Mykhailo Drapatyi, 43 anni, uno degli ufficiali più apprezzati della nuova generazione.

La decisione rappresenta un netto cambio di rotta. Solo pochi giorni fa Zelensky aveva invece licenziato il popolare ministro della Difesa Mykhailo Fedorov, schierandosi di fatto con Syrskyi nello scontro tra il vertice militare e il giovane esponente politico che aveva promosso la trasformazione tecnologica dell’esercito. La scelta aveva però provocato manifestazioni senza precedenti in tempo di guerra, alimentando il timore di una frattura tra leadership politica, militari e società civile.

Nel messaggio con cui ha annunciato il cambio al vertice, Zelensky ha rivendicato i risultati ottenuti da Syrskyi – dalla difesa di Kyjiv alla controffensiva di Kharkiv fino all’operazione nel Kursk russo – ma ha spiegato di voler riorganizzare lo Stato maggiore e accelerare le riforme. Tra le priorità indicate figurano una nuova strategia di difesa, la revisione del sistema di mobilitazione e il rafforzamento delle capacità di attacco a lungo raggio contro la Russia.