Una persona urla, perde il controllo, può mettere in pericolo sé stessa o chi le sta intorno. In medicina si parla di grave agitazione psicomotoria: una situazione che può essere anche un’emergenza clinica, non soltanto un problema di ordine pubblico. La morte di Abderrahim Fakir durante un intervento di polizia a Bologna riapre allora una domanda: come si gestisce una persona in queste condizioni e che cosa devono sapere forze dell’ordine, personale sanitario e chi assiste alla scena? La Società italiana di medicina di emergenza-urgenza (SIMEU) chiede ora un protocollo nazionale e una formazione congiunta. «Non è soltanto un problema di ordine pubblico», racconta a La Stampa Fabio De Iaco, già presidente SIMEU e direttore della Medicina d’emergenza-urgenza dell’ospedale Maria Vittoria di Torino.
Fabio De Iaco, direttore della Medicina d’Emergenza-Urgenza dell’ospedale Maria Vittoria di Torino ed ex presidente SIMEU
«È anzitutto un’emergenza clinica e contemporaneamente un problema di sicurezza per la persona stessa, per chi interviene e per chi si trova intorno». C’è prima di tutto, secondo De Iaco, un errore culturale da evitare: trasformare automaticamente una persona fortemente agitata in un criminale. «Non stiamo parlando di delinquenti, sono persone che cercano aiuto e può succedere a chiunque». Un concetto sul quale il medico insiste. «Una grave alterazione del comportamento può essere legata all’assunzione di alcol o sostanze, a uno scompenso psichiatrico, ma anche a una patologia organica. La cosa più banale può essere persino un’emorragia cerebrale in una persona che ha avuto un trauma cranico». De Iaco richiama anche il caso di Federico Aldrovandi per contestare l’idea che situazioni di questo tipo appartengano necessariamente a persone considerate socialmente pericolose: «Era un ragazzo, uno studente. Queste cose possono accadere alle persone comuni». E cita quello che i medici dell’emergenza vedono dopo grandi eventi e festival: «Dal Kappa FuturFestival ci sono arrivati ragazzi gravemente alterati, ragazzi che magari hanno preso una pastiglia e possono rapidamente trovarsi in queste condizioni. Il comportamento che vediamo, quindi, non ci dice automaticamente chi abbiamo davanti. E soprattutto non ci dice quale sia la causa di ciò che sta accadendo».










