A cena con la carta di credito aziendale, anche in orari e contesti ritenuti non legati ad esigenze lavorative. Poi regali e trasferte, viaggi e carburante. Tutto con la carta di credito aziendale, quella assegnata al manager per un uso esclusivamente lavorativo. Sono queste le ipotesi che hanno spinto la Procura contabile a notificare un invito a dedurre nei confronti del 64enne Antonio Limone: il manager risponde di accuse ricondotte al suo mandato di commissario e direttore dell’Istituto zooprofilattico di Portici, non per il suo ruolo di direttore generale della Asl di Caserta, che ricopre da qualche mese.
In sintesi, i pm di via Piedigrotta contestano un buco da 314mila euro per la sua decennale gestione dell’istituto di Portici, alla luce della valutazione di 28 scontrini acquisiti dalla finanza, ma anche dell’analisi di pedaggi autostradali e l’acquisto di carburante in giorni e in occasioni non riconducibili a motivi strettamente di servizio. Immediata la replica di Limone: «Preciso che quanto notificato dalla Procura regionale della Corte dei Conti è un invito a fornire deduzioni e come tale un atto previsto dall’ordinamento che mi consentirà, entro i prossimi 45 giorni, di fornire chiarimenti e documentazione a pieno sostegno della mia posizione».Juve Stabia: sequestro preventivo per la Domus srl, proprietaria del club gialloblùIl direttore generale aggiunge: «Pienamente fiducioso nella magistratura, sono certo che ogni giudizio venga espresso esclusivamente all’esito del contraddittorio, nel pieno rispetto dell’imparzialità, del diritto di difesa e della presunzione di non colpevolezza, così come dimostrato linearmente in altre sedi». Il retroscena Ma entriamo nel merito delle accuse mosse dalla Procura contabile. Inchiesta condotta dal viceprocuratore generale Davide Vitale, in forza all’ufficio guidato dal procuratore Giacinto Dammicco, decisivo il lavoro svolto dai finanzieri del nucleo di polizia economica e finanziaria di Napoli. Spese e rendiconti, che fanno leva su un principio in particolare: la doppia veste di «ordinatore e pagatore» rivestita da Antonio Limone. Per anni è stato «agente contabile» di se stesso. Per alcune spese non era necessario presentare i giustificativi, secondo quanto emerge dal provvedimento adottato in queste ore. Né aveva adottato un regolamento ad hoc sull’uso di carte di credito assegnate all’ente, che era invece imposto in chiave nazionale. Uno scenario che lascia aperte qualunque tipo di valutazione. Per i pm non ci sono dubbi: gioielli che venivano acquistati come regali di nozze dei dipendenti (secondo una prassi che non trova riscontro in altri contesti amministrativi pubblici), auto noleggiate e telepass per spostamenti su cui gli inquirenti puntano a vederci chiaro.Napoli, 34enne accoltellato in Corso Umberto: ricoverato in codice rosso al Vecchio PellegriniStesso discorso per i pranzi in Costiera o nello storico ristorante partenopeo “Zi Teresa”, per gli omaggi floreali e acquisti di oggettistica che attendevano comunque giustificazioni che non sono state rinvenute. Più nello specifico, il manager 64enne ora dovrà fornire delle controdeduzioni in relazione a questi capitoli selezionati dai pm contabili: 103mila euro per il noleggio di autovetture di servizio; quasi 36mila euro per il carburante; circa 14mila euro per i pedaggi autostradali e ulteriori spese varie per oltre 162mila euro. I periodi presi in esame sono quelli che vanno dal 2009 al 2014 e dal 2015 al 2020. Tra le ricevute dei pagamenti effettuati con la carta di credito passati al setaccio dagli investigatori anche quelle per acquisti di grappa barricata e spumante, finanche uno scontrino da 1,30 euro corretto a penna a 130 euro relativo all’acquisto di un accessorio per il cellulare. Ora la parola alla difesa, si attende la replica del manager alle accuse della Finanza.







