Un numero, talvolta, rimbomba più delle bombe: “37,5 miliardi di dollari”. È questa la somma già spesa dagli Stati Uniti nel conflitto contro l’Iran, un onere operativo e logistico balzato del 30% rispetto alla precedente stima di 29 miliardi. Il dato, illustrato dal segretario alla Difesa Pete Hegseth davanti alla Commissione per gli stanziamenti del Senato, certifica come la promessa di un’azione rapida si sia trasformata in un impegno capace di erodere le finanze pubbliche e la tenuta politica di Washington.

Il nuovo conto non riguarda soltanto le truppe sul terreno, ma incide a fondo sull’apparato industriale e tecnologico del Paese.

La Casa Bianca ha avanzato una richiesta supplementare di 87,6 miliardi di dollari, di cui oltre 67 destinati direttamente al Dipartimento della Difesa. Le singole voci di capitolo raccontano l’intensità del logoramento militare: servono 21 miliardi per rimpiazzare le munizioni di precisione ormai esaurite, più di 5 per la cybersicurezza, 2,4 per i droni e ben 12,1 per programmi classificati.

La guerra moderna contro l’Iran si combatte anche nello spazio e nei domini informativi, facendo lievitare i costi e obbligando il Pentagono ad acquisti d’urgenza e a prezzi maggiorati per ricostituire le scorte.