di

Alessandro Bocci e Monica Colombo

Il nome dell’allenatore più forte e intrigante occupa i pensieri del mondo del calcio in maniera trasversale. Il presidente federale: «Dialogo aperto non è mancanza di rispetto verso gli altri candidati»

L’Italia aspetta Pep. Per quanto? «Per il c.t. potrebbe servire qualche altro giorno», fa sapere Giovanni Malagò. I tempi continuano ad allungarsi, ma il sogno è grande: provare a convincere Guardiola a sedersi sulla panchina della Nazionale. «Ci sono aspetti legati al budget, sul breve-medio periodo c’è da stringere la cinghia, ma ci sono delle eccezioni come Guardiola, anche se non è detto che vada in porto. In ogni caso, è stato giusto aprire un dialogo e tenerlo vivo. Non è una mancanza di rispetto nei confronti degli altri candidati con cui i confronti sono già partiti», l’ammissione del presidente federale nell’anteprima dell’intervista concessa a Vivavoce, in collaborazione tra Chora, Will e Cronache di spogliatoio.

Il nome dell’allenatore più forte e intrigante del mondo occupa i pensieri del mondo del calcio in maniera trasversale. Ieri è uscito anche dai colloqui con i presidenti delle tre Leghe, Simonelli, Bedin e Marani, che insieme a Malagò hanno incontrato Matteo Piantedosi, ministro dell’Interno, per un vertice sulla sicurezza negli stadi. E successivamente anche in quello che lo stesso Malagò ha avuto con Calcagno e Ulivieri, le componenti tecniche. Maldini e Leonardo, nel blitz a Barcellona, non hanno ricevuto un no secco. E questo, viste le intenzioni di Pep di rimanere un anno fermo e dedicarsi alla famiglia, è già una piccola vittoria. C’è una speranza, quanto concreta è difficile da stabilire. Tornare sulle proprie decisioni non è facile.