La prima immagine non è quella del carcere né dell’Aula parlamentare. È un cartello appeso fuori da una gioielleria di provincia, poche righe misurate, quasi asciutte, per chiedere ai cronisti una cosa che ormai sembra rarissima: rispetto. A Gallo di Grinzane Cavour, frazione del Cuneese diventata negli ultimi anni un nome nazionale, la gioielleria di Mario Roggero ha riaperto nella mattina di oggi. Dietro il banco ci sono la moglie, Mariangela Sandrone, e una delle figlie. Lui, invece, è nel carcere di Bollate, dove ha iniziato a scontare la condanna definitiva a 14 anni e 9 mesi per avere ucciso due dei tre rapinatori che il 28 aprile del 2021 assaltarono il negozio.
La riapertura del negozio è un fatto apparentemente minimo, quasi domestico. In realtà è il segnale più concreto di ciò che questa storia è diventata: non soltanto un caso giudiziario, ma una ferita civile e politica che continua a produrre conseguenze. La famiglia ha scelto il silenzio pubblico, affidandosi a un messaggio esposto all’ingresso per chiarire che non verranno rilasciate dichiarazioni e per chiedere comprensione per il proprio dolore. È una presa di distanza dal frastuono di questi giorni, in cui attorno al nome di Roggero si sono concentrati appelli, visite in carcere, polemiche istituzionali, richieste di grazia, proposte di riforma della legittima difesa e persino minacce rivolte ai magistrati.










