| 21 Luglio 2026 17:02 |

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(Adnkronos) – “Ogni tre mesi dobbiamo aggiornare i nostri droni perché i russi riescono a scovare delle contromisure. Solo il drone d’attacco a lungo raggio Liutyi, uno dei più grandi della nostra flotta, ha subito oltre 200 modifiche dalla sua nascita. Mentre uno dei più piccoli che usiamo sul campo di battaglia, lo Shrike, ne lanciavamo ad inizio conflitto poche centinaia al mese. Oggi siamo arrivati a più di 70mila”. A dirlo in un’intervista all’Adnkronos è un funzionario del ministero ucraino della Difesa presente al Salone aeronautico internazionale di Farnborough in corso questi giorni in Inghilterra.

Proprio nello stand ucraino sono esposti alcuni dei velivoli a pilotaggio remoto oggi impiegati sul campo di battaglia contro la Russia. L’interesse degli esperti militari arrivati da ogni parte del mondo è altissimo: questi droni rappresentano infatti la testimonianza concreta di come il conflitto si sia trasformato in una guerra tecnologica permanente, dove l’innovazione corre a una velocità tale da rendere obsolete in pochi mesi soluzioni considerate all’avanguardia. “Questi velivoli non sono più soltanto strumenti per la linea di contatto – spiega il funzionario che, per ragioni di sicurezza, ha scelto di rimanere anonimo – ma vettori capaci di ridefinire la mappa strategica del conflitto. E’ con velivoli come il Liutyi, in grado di trasportare una testata da 50 chili, che le nostre forze armate hanno colpito obiettivi chiave nel cuore del territorio russo, comprese le raffinerie di petrolio e impianti nei pressi di Mosca e San Pietroburgo. Accanto a questi operano modelli a reazione come il Peklo, capace di volare fino a 700 chilometri all’ora con un raggio d’azione di 700 chilometri”.