Salgono a quattro gli indagati sospettati di avere messo in atto il furto milionario nella Casa d'aste Sant'Agostino la notte del 7 giugno. Un colpo alla Arsenio Lupin durato quattro minuti commesso da cinque persone incappucciate. Due settimane fa è scattato il blitz nei terreni dove vive una comunità rom in strada del Villaretto. Qui i carabinieri hanno trovato parte della refurtiva. Un uomo è finito in manette per ricettazione. Sua moglie è stata indagata a piede libero. È stata lei a gettare dalla finestra della camera da letto, non appena ha scorto da lontano i militari, una borsa con dentro un bottino prezioso: anelli con diamanti e rubini, Rolex, collier d'oro e un bracciale con sei perle giapponesi. Nuovi indagati per il colpo milionario alla casa d'aste di Torino Nei giorni scorsi altre due persone sono state indagate a piede libero, questa volta per furto. Sono un uomo e una donna che vivono in una roulotte nello stesso terreno dove riseidono i primi due indagati, difesi dall'avvocato Riccardo Magarelli. Per ora non parlano. E l'inchiesta prosegue. Le tracce biologiche possono risolvere il furto alla Sant'Agostino I ladri erano vestiti di scuro, con i volti coperti e forse con i guanti, come si vede dalle immagini delle telecamere. Ma, nonostante tutti i tentativi di rendersi invisibili, come accade in ogni delitto, esistono elevate possibilità che abbiano lasciato tracce. Saliva, capelli, sudore. Ogni segno, ogni frammento di sostanza biologica lasciato sulle teche della casa d'aste messa a soqquadro, sui gioielli, sul furgone e sulle tre auto rubate usate per commettere il colpo potrebbe segnare una svolta decisiva nell'indagine. I pezzi rubati sono 350. Test del Dna e analisi della refurtiva: le mosse della Procura La pm Eugenia Ghi ieri ha ordinato il conferimento dell'incarico a un perito che dovrà comparare i profili genetici dei quattro sospettati con ogni traccia biologica rimasta nella casa di corso Tassoni e su parte del bottino ritrovato giorni fa. Oltre ai Rolex e a 13mila euro in contanti, nel campo del Villaretto c'era anche un biglietto con un codice a sei cifre. Un tassello prezioso dell'inchiesta, perché scritto a mano da una dipendente della Casa d'aste Sant'Agostino. Anche qui l'esperto potrebbe rilevare il dna dei ladri. È solo questione di tempo. L'interrogatorio della donna indagata per ricettazione Intanto, ieri, la donna indagata per ricettazione si è fatta interrogare in procura. «Non so nulla del furto - ha detto alla pm, a fianco del suo legale Magarelli - ho capito solo dopo che i gioielli che mi avevano sequestrato erano collegati alla casa d'aste. È stata una persona a portarmeli. Non voglio dire come si chiama. Mio marito quando lo ha saputo si è arrabbiato con me e mi ha detto di restituire i gioielli. Ma io voleva aiutarla e me li sono tenuti, finché non sono arrivati i carabinieri». La ricostruzione dell'indagata è al vaglio. Per ora gli altri due presunti complici, difesi dall'avvocato Matteo Massaia, non parlano. Le auto rubate e la refurtiva ancora scomparsa Il test del dna potrebbe invece incidere molto. I tecnici passeranno al setaccio, oltre che tutti i locali di corso Tassoni, anche la Giulietta, la Panda grigia e la Mercedes - auto rubate - usate dai ladri la notte del grande colpo e un furgone dove probabilmente si sono compattati tutti, alla fine, e che hanno usato per caricare il bottino, che è stato probabilmente diviso. Una parte di questo potrebbe essere stata già rivenduta. «Hanno preso gli oggetti più vendibili, le collane più grosse e bellissimi anelli con smeraldi e rubini, moltissimi orologi», avevano detto dalla Sant'Agostino. Un'altra parte della refurtiva forse è ancora nascosta, chissà dove.
Furto alla Casa d’aste, salgono a quattro gli indagati. Chiesto il test del Dna
La procura di Torino ha disposto gli accertamenti genetici sulle tracce biologiche dei ladri rimaste sulle teche







